di Federica Cravero
La Repubblica, 12 gennaio 2022
Rosalia Marino rinuncia a diventare titolare del Lorusso e Cutugno. "Ringrazio chi ha lavorato con me e ringrazio per l'opportunità e la fiducia che mi sono state date, ma non ci sono più le condizioni per andare avanti". Con queste parole Rosalia Marino, direttore reggente della casa circondariale Lorusso e Cutugno oggi lascia la direzione del penitenziario. Avrebbe potuto diventare titolare, invece ha scelto di ritornare a dirigere quello di Novara. Sarà sostituta temporaneamente da Cosima Buccoliero. Marino era arrivata nel luglio 2020, dopo un'inchiesta per torture che aveva travolto il precedente direttore e il comandante di reparto, oltre a numerosi agenti.
Come è stato subentrare in un momento così difficile?
"In verità questa è stata la seconda volta che il Dap mi ha chiesto di venire a Torino come reggente. La prima fu nel gennaio 2014, per pochi mesi, dopo l'omicidio-suicidio costato la vita a due agenti di polizia penitenziaria. Un incarico difficile ma ce ho accettato perché credo nel cambiamento e nella funzione rieducativa della pena".
Perché se ne va ora?
"Ho deciso di rinunciare all'incarico di direttore titolare per il profondo rispetto che nutro per me stessa e per il mio lavoro. Quando ho letto del carcere di Torino come "il peggiore di tutta Italia, il carcere della vergogna", mi sarei aspettata un moto di indignazione, di rabbia, una qualsiasi reazione da parte di coloro che vivono e lavorano in questo carcere da anni, anche e soprattutto dopo i gravi fatti che continuano a ferire questo istituto e l'intera amministrazione. Ma questo non è accaduto. Il silenzio assordante, l'assenza di una qualunque reazione se non quella di cercare un "capro espiatorio", mi ha colpito e ho capito che il mio lavoro a Torino era finito.
Ero davvero da sola. L'energia, l'entusiasmo e la passione non bastavano più".
Come sono stati questi 18 mesi?
"Difficili, complicati, faticosi, anche per l'assenza di vicedirettori, ma comunque importanti anche per le persone che ho incontrato e che mi hanno aiutato e creduto in me".
Che problemi ha il Lorusso e Cutugno?
"Quello di Torino è l'istituto penitenziario più complesso e articolato dell'intero territorio nazionale, con vari circuiti detentivi, un tasso di sovraffollamento molto alto, problematiche strutturali importanti, un intero padiglione detentivo a vocazione sanitaria, una sezione filtro unica in Italia, una Atsm, articolazione di salute mentale maschile e femminile, e un reparto Sai, di assistenza sanitaria intensificata. Perciò qui vengono trasferiti da tutta Italia detenuti con problemi fisici e psichiatrici che necessitano di cure adeguate".
Una situazione diversa dal 2014?
" Rispetto a sei anni prima ho trovato un istituto con una ancora più grave carenza di personale di tutti i ruoli, con notevoli problematiche di assistenza sanitaria, carenza di medici specialisti e moltissimi problemi strutturali".
Come avete affrontato la pandemia?
"Abbiamo attivato all'interno dell'istituto un hub vaccinale che da marzo 2021 consente la vaccinazione dei detenuti e del personale e che ha permesso di tenere sotto controllo la diffusione del virus".
Molte vicende che hanno travolto il carcere riguardano la sfera sanitaria. È un problema irrisolto?
"Siamo riusciti ad ottenere il ripristino di molte specializzazioni che mancavano, delle ore settimanali di assistenza sanitaria che erano state improvvisamente decurtate nel mese di luglio, la ripresa della funzionalità della sala radiologica che ha ridotto notevolmente le visite mediche esterne. Abbiamo anche ottenuto i fondi per ristrutturare finalmente il Sestante ed il Sai. Ma la strada da percorrere per garantire un'assistenza sanitaria adeguata è ancora molto lunga e complicata".
Cosa lascia in eredità?
"Ho cercato di focalizzare il mio lavoro sul miglioramento delle criticità, in primis l'assistenza sanitaria, il sovraffollamento, la presenza di numerosi circuiti detentivi, la urgente necessità di aprire il carcere al territorio che conta, alle aziende, al mondo delle imprese. Poi abbiamo effettuato molti lavori di manutenzione, come il risanamento del lungo corridoio del Padiglione C, tristemente noto per i fatti di cronaca, con la realizzazione di una galleria d'arte. Abbiamo creato le salette Skype per consentire le videochiamate e realizzato il nuovo sito dell'istituto, che consentirà ai familiari ed avvocati di prenotare i colloqui tramite un'app. Inoltre abbiamo attivato la Dad per i percorsi scolastici e soprattutto universitari grazie al progetto Cisco, il progetto Carioca e la cucina per il reparto femminile, oltra a molti altri di prossima realizzazione".
Tornasse indietro, prenderebbe altre decisioni?
"Mentre ero reggente a Torino avevo avuto la possibilità di assumere l'incarico di direttore titolare a Bollate ma ho rinunciato. In questi giorni ho pensato spesso a quella decisione, ma nella vita ogni esperienza serve a crescere e l'esperienza di Torino è stata molto importante. Non si vince né si perde. Fare questo lavoro vuol dire cercare di dare un contributo alla società, provare a essere utile dando una opportunità a chi la vuole cogliere.
Chi fa questo lavoro è perché crede che la pena detentiva possa e debba essere una occasione di riscatto e di profondo cambiamento per coloro che hanno sbagliato. Io ho cercato di operare sempre nella legalità, nel rispetto del mio mandato istituzionale, senza perdere mai di vista gli obiettivi, ma soprattutto ho cercato di garantire una stabilità direzionale, anche nel tentativo di restituire serenità ad una parte del personale che viveva momenti non semplici".









