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di Irene Famà

La Stampa, 26 marzo 2024

L’accusa al governo di Monica Gallo: “Dopo gli incontri non c’è stato nessun provvedimento, solo parole e mai un’azione mirata”. “Dal ministro della Giustizia ci sono state solo parole, nessuna azione mirata. È un atteggiamento non più accettabile”. La garante dei detenuti Monica Gallo non utilizza mezzi termini. E davanti all’ennesimo caso di suicidio nelle carceri italiane chiama in causa direttamente il Guardasigilli Carlo Nordio.

Accusa il Governo di essere silente. Come mai?

“Il 13 agosto scorso, dopo che due donne si erano tolte la vita in cella, il ministro Nordio, con tutti i vertici dell’Amministrazione penitenziaria, aveva fatto immediatamente visita a Torino”.

Al Lorusso e Cutugno?

“Certo. Con lui anche il suo capo di gabinetto e il capo del Dap. E c’erano tutte le istituzioni cittadine”.

Cosa si era deciso?

“Di istituire un tavolo di lavoro sull’emergenza carcere. Tutte le criticità erano state illustrate”.

Poi?

“A settembre siamo stati convocati a Roma per dare continuità al tavolo”.

Incontri successivi?

“Nessuno. Nessun incontro, nessun contatto. E soprattutto nessuna iniziativa intrapresa. E i problemi del carcere restano lì”.

Di quali criticità parla?

“Inizierei dal sovraffollamento”.

Può fornirci qualche dato?

“Da mesi a Torino il numero dei detenuti si aggira sempre intorno ai 1450 su 1064 posti regolamentari”.

Si era parlato di utilizzare le caserme dismesse per risolvere il problema.

“Non ho mai condiviso questa proposta, per ristrutturare una caserma ci vuole tempo, risorse e organizzazione. Però nemmeno su quello si è più saputo nulla. C’è poi un altro aspetto”.

Quale?

“Quello della riduzione dei circuiti”.

Ovvero?

“Al Lorusso e Cutugno ci sono tutti i circuiti, tranne il 41bis. Si era avanzata l’ipotesi di spostare i collaboratori di giustizia e i detenuti di alta sicurezza, che rischiano di essere ghettizzati”.

Riscontri?

“Nessuno. C’è poi la questione del personale”.

È insufficiente?

“Ora la direttrice è a tempo pieno, ma la vice continua ad essere anche titolare di un altro istituto”.

I sindacati della polizia penitenziaria denunciano carenza di organico.

“Hanno ragione. E le faccio altri esempi. Un solo mediatore culturale, sedici educatori, di cui due arrivati in questi giorni, quando ne sarebbero previsti 18. Numeri insufficienti”.

Alvaro, Azzurra, Susan sono i nomi dei detenuti suicidi in cella. Tutti avevano problemi psichici. C’è un’emergenza?

“Sì, sempre più detenuti soffrono di fragilità psichiche. È un aspetto sempre più diffuso e preponderante”.

Quanti sono gli psichiatri in carcere?

“Cinque. Di nuovo troppo pochi. Un numero irrisorio. E in un anno fanno oltre 3500 prestazioni. C’è poi un altro aspetto da raccontare”.

Mi dica.

“Si continuano a non fare colloqui di primo ingresso con gli psicologi dell’Asl, richiedendo a quelli dell’amministrazione penitenziaria di svolgere un compito che non spetta a loro”.

E nelle Rems, quelle strutture che accolgono autori di reati con disturbi mentali, non c’è più posto. È vero?

“E i tempi d’attesa sono lunghissimi”.

Stesse fragilità e stessi problemi vengono riscontrati anche nella sezione femminile?

“Sì. E lo racconta la storia delle due donne suicide la scorsa estate, Azzurra Campari e Susan John. Nel 2023, i detenuti che si sono tolti la vita sono stati 57. Da inizio anno, in tutta Italia, sono 27. Lo ricordo al ministro Nordio”.

Un appello?

“Basta stare in silenzio, non c’è più tempo”.