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di Marina Lomunno

La Voce e il Tempo, 12 settembre 2025

La sala della Colonne del Comune non è riuscita a contenere tutti - volontari, operatori carcerari, rappresentanti delle istituzioni - che hanno voluto essere presenti per ascoltare l’ultima relazione di Monica Cristina Gallo, garante della libertà personale della Città di Torino, sulla situazione dei luoghi di detenzione torinesi. Segno - come ha sottolineato il sindaco Stefano Lo Russo - che la città e le realtà che ruotano attorno ai penitenziari sono grati alla garante per la passione e la dedizione con cui ha svolto il suo gravoso mandato.

Sarà sostituita dalla romana Diletta Berardinelli, nominata il 10 settembre da Lo Russo. “Ci lascia un’eredità impegnativa per lo stile misurato ma coraggioso nel difendere i diritti dei detenuti in applicazione alla Costituzione che ci esorta a fare in modo che il tempo della pena sia dedicato alla rieducazione di è autore di un reato, spesso soggetti vulnerabili con alle spalle storie drammatiche”. Torino, tra le prime città d’Italia, nel 2004 ha istituito la figura del garante comunale delle persone detenute, e nel 2015 ha nominato per un quinquennio Monica Cristina Gallo, incarico riconfermato per altri cinque anni e scaduto nel luglio scorso.

La nuova garante Berardinelli avrà un compito gravoso, come ha indicato la stessa garante che in questo decennio con il suo ufficio ha creato “una rete stabile di ascolto delle fragilità dei reclusi - 4340 i colloqui in 10 anni - e di collaborazione fra tutti i soggetti preposti a lavorare perché i diritti dietro le sbarre vengano rispettati”.

Anche il nostro giornale è grato a Monica Cristina Gallo che ha incoraggiato la pubblicazione della rubrica “La Voce dentro” per sensibilizzare i nostri lettori sui temi della detenzione. La relazione della garante, sintesi di un corposo volume “Dieci anni dalla parte dei diritti”, redatto con Claudio Sarzotti, docente di Sociologia del diritto nell’Ateneo torinese che ha elaborato i dati dei luoghi di detenzione torinesi - il carcere “Lorusso e Cutugno”, l’Istituto penale minorile “Ferrante Aporti” e il Centro di permanenza per il rimpatrio - ha denunciato ancora una volta le numerose criticità.

Sovraffollamento cronico (alle Vallette i reclusi sono 1400 per circa mille posti disponibili), strutture fatiscenti e malsane, ristretti sempre più giovani, suicidi (14 a Torino in 10 anni su 648 in tutta Italia) e il diritto alla salute non garantito in un contesto dove l’uso di psicofarmaci è 5 volte superiore rispetto all’esterno. Un disagio diffuso emerso con forza dalla ricerca di Claudio Sarzotti che ha ricordato come negli istituti di pena torinesi è patito non solo dai ristretti ma anche dagli operatori carcerari che lavorano in strutture non adatte alla rieducazione ma finalizzate esclusivamente al contenimento punitivo del recluso.

Ed è nella linea della denuncia della difesa dei diritti delle persone più fragili l’ultima proposta della garante e cioè l’intitolazione dell’Osservatorio sui trattamenti sanitari obbligatori (Tso) della Città di Torino - istituito durante il suo mandato - ad Andrea Soldi, malato di schizofrenia morto 10 anni fa a 45 anni in seguito ad un Tso. Il procedimento giudiziario avviato dai familiari si è concluso con una sentenza che ha accertato le responsabilità di chi ha eseguito erroneamente e in modo violento il trattamento.