di Caterina Stamin
La Stampa, 15 luglio 2024
Monica Gallo: “I padiglioni A, B e C sono in condizioni di assoluto degrado”. “Temo il peggio”, dice Monica Gallo, garante dei detenuti. Perché? “Questi ragazzi avevano una speranza. Ma oggi è diventata delusione e stanno perdendo la pazienza”. Torna indietro a un anno fa. A quando il ministro della Giustizia Carlo Nordio fece visita al Lorusso e Cutugno. “Si erano appena suicidate due donne e si parlava di aprire un tavolo sull’emergenza del carcere. Da allora sa cos’è cambiato? Nulla”. Anzi. “In nove anni che ricopro questo ruolo ho visto un peggioramento delle condizioni dei detenuti, degli agenti e delle strutture. Quando entro vengo assalita dalle urla”. La colpa? Per Gallo è chiara: “La politica è totalmente assente: si chiedono doveri ma non si danno diritti”.
In alcuni video su TikTok i detenuti denunciano condizioni igienico sanitarie carenti. Qual è la situazione?
“Una struttura degradata, da un punto di vista strutturale, diventa una non salubre: ci sono crepe nei muri, scarafaggi, perdite d’acqua, ambienti degradati e fatiscenti…”.
È un carcere vecchio?
“Ha delle condizioni strutturali pessime: andrebbe chiuso e ristrutturato. Ci sono sezioni, come quella femminile, dignitose, ma altre sono invivibili”.
Per esempio?
“I padiglioni A, B e C sono in condizioni di assoluto degrado. A questo si aggiungono il caldo, la mancanza di contatti umani, il disagio mentale … Abbiamo tanti giovani che avrebbero bisogno di percorsi completamente diversi”.
C’è anche un problema di sovraffollamento?
“Su una capienza di 934, i detenuti sono circa 1480. Non ci si può prendere cura delle persone perché sono troppe e gli operatori non sono aumentati”.
Quanti sono?
“Quattordici e hanno più di cento persone ciascuno”.
Funziona l’assistenza psichiatrica e psicologica?
“Ce ne vorrebbe una flotta di psichiatri e psicologici. Ma quello che servirebbe è un totale ripensamento”.
In che senso?
“Il carcere ha fallito. Completamente”.
Il risultato è un abbandono?
“Sì. E la mancanza di creatività nell’inserimento di strumenti diversi all’interno”.
Teme che aumenteranno le proteste?
“Non ne ho la certezza. I detenuti chiedono amnistia e indulto e hanno trovato una forte manifestazione di interesse da parte degli organi di garanzia, camera penale e avvocati che sostengono la loro disperazione...”.
Lei cosa ne pensa?
“Ho sempre creduto che l’amnistia e l’indulto necessitino di programmazione e organizzazione, per non rischiare di inserire sul territorio persone con difficoltà di riadattamento. Ma ora la situazione è di emergenza e va affrontata subito”.
Ci sono gli stessi problemi nella sezione femminile?
“Sono in sovraffollamento e risentono di essere un segmento di un sistema completamente maschile. Ultimamente è cresciuto tanto anche al femminile il disagio comportamentale, la difficoltà di accettazione al regime carcerario”.
Cosa serve?
“Intervenire in modo concreto subito. Non c’è più tempo. Ogni due giorni una persona detenuta si toglie la vita”.










