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di Maria Teresa Martinengo


La Stampa, 18 dicembre 2020

 

L'arcivescovo di Torino: "Dalla ripresa della propria fede è possibile trarre motivi di speranza e di pace interiore". Ogni anno l'arcivescovo di Torino è entrato in carcere per celebrare con i detenuti la Messa di Natale. Non potendo mantenere la tradizione a causa delle restrizioni dovute alla pandemia, monsignor Cesare Nosiglia ha scelto di essere vicino ai reclusi del Lorusso e Cutugno e dell'Istituto minorile Ferrante Aporti con una lettera.

"Vi esprimo l'affetto che, come Vescovo, nutro per voi, che siete cari al mio cuore, perché vivete in situazioni di grave sofferenza e siete bisognosi del perdono e della misericordia del Signore, ma anche di una parola di fiducia e di speranza, che nasce dalla fede in Cristo", scrive Nosiglia. Ai "cari fratelli, sorelle e amici", l'arcivescovo propone una riflessione: "Lo so bene che in carcere le condizioni di vita sono difficili e rischiano di spersonalizzare la persona e scoraggiarne la volontà di riscatto e di ripresa morale.

Ci si lascia andare, e vivere senza prendere in mano, con forza e coraggio, la propria esistenza. Davanti a Dio però noi restiamo sempre suoi figli e figlie, amati e prediletti, e possiamo riscattarci dalle nostre colpe, aprendo il cuore alla fiducia in Lui e nel suo perdono. Da queste considerazioni nasce un chiaro invito, che voglio rivolgere a ciascuno di voi: chi si trova in carcere, pensa con rimpianto o con rimorso ai giorni in cui era libero e subisce con pesantezza il tempo presente, che non sembra passare mai. In questa situazione difficile può recare aiuto una forte esperienza di fraternità. E una ripresa della propria fede da cui è possibile trarre motivi di speranza e di pace interiore". Poi, ricordando le famiglie dei detenuti: "Il Natale sia fonte di serenità per tutti e confermi la certezza di sapersi comunque amati e cercati dal Signore, sempre, anche quando ci sentiamo soli ed indifesi".