di Marina Lomunno
Avvenire, 29 dicembre 2019
Costruita da due ex detenuti ed esposta in una mostra a San Gioacchino. Sta dentro una botte di rovere il presepe sotto la neve in una Betlemme di montagna con la capanna con i tetti di lose. Autori di questa originale Natività sono Nicola e Antonio che, con il materiale procurato da don Alfredo Stucchi, cappellano "in pensione" dopo 25 anni di "galera" nel carcere torinese, l'hanno costruito in due mesi con pazienza certosina in un capannone di un autolavaggio alle porte di Torino.
Adagiato su un carro di quelli che si usavano in campagna tirati dai buoi, dalla scorsa settimana si può ammirare nella mostra di presepi nella parrocchia di San Gioacchino, a Porta Palazzo, affidata alle cure pastorali di don Andrea Bisacchi, della fraternità del Sermig, a due passi di qui e dal Cottolengo, nel cuore della Torino multietnica e dei santi sociali. "Il presepe nella botte l'hanno inventato due ex detenuti che hanno finito di scontare la propria pena ma che vogliono continuare a fare qualcosa per chi è meno fortunato" ha spiegato don Alfredo, 77 anni, già prete operaio, poi cappellano del penitenziario torinese e collaboratore parrocchiale per 19 anni a San Gioacchino, durante l'inaugurazione della mostra.
Il sacerdote, anche se non è più in servizio "dietro le sbarre", continua a seguire e a sostenere gli ex detenuti che ha conosciuto in carcere. "Nicola, quando era recluso ha costruito tanti presepi con alcuni compagni di cella con gli oggetti e le statuine che molti amici mi regalano conoscendo la mia passione per la Natività" prosegue don Alfredo "la botte, ad esempio, me l'ha regalata un amico che ha una cantina nella Langhe, le lose per i tetti della capanna arrivano da amici della Val Brembana.
L'anno scorso Nicola ha costruito un presepe dentro un armadietto, ad ante anch'esso in esposizione a San Gioacchino, e uno in un baule montato nella cappella del carcere in occasione della Messa di Natale presieduta dall'arcivescovo Cesare Nosiglia. Quest'anno ha ideato il presepe nella botte. Per i detenuti costruire presepi è un modo per pensare alla loro famiglia, ai bambini che li aspettano a casa e che non possono festeggiare il Natale con i propri genitori".
E proprio ai bambini meno fortunati saranno devolute le offerte donate da coloro che visitano la mostra dei presepi a San Giocchino: al reparto oncologico dell'Ospedale infantile Regina Margherita di Torino e all'Arsenale della Speranza, una casa famiglia gestita dal Sermig che accoglie i piccoli pazienti malati di tumore che vengono a curarsi Torino da lontano con i loro genitori ma non possono permettersi l'albergo durante le pause delle lunghe terapie ospedaliere.
Anche i detenuti e gli agenti del penitenziario torinese aderiscono alla raccolta di offerte per i piccoli malati oncologici promossa da don Stucchi: "L'anno scorso in carcere abbiamo raccolto quasi 4 mila euro che abbiamo devoluto all'Ospedale infantile di Torino.
E speriamo di replicare anche quest'anno. Il Bambino Gesù che nasce a Natale nella povertà di una capanna ci interroga su chi è il nostro prossimo: chi è più bisognoso di un bambino malato i cui genitori sono in difficoltà economica e non possono assicurargli le cure?". Anche dal carcere arriva una risposta in con un presepe dentro una botte.










