di Giuseppe Legato
La Stampa, 16 marzo 2025
Una relazione del Ministero svela le incredibili mancanze della notte tra il 1° e il 2 agosto: inerzia, indecisione, caschi e sfollagente chiusi in cassaforte. Pronte contestazioni disciplinari. La rivolta tra l’1 e il 2 agosto 2024 al carcere Ferrante Aporti di Torino, passata alla storia come una delle notti più travagliate in un penitenziario italiano negli ultimi 10 anni, non ha solo generato interminabili ore di guerriglia e una serie di misure cautelari per una decina di detenuti minorenni. Ha partorito anche quattro procedimenti disciplinari - la cui istruttoria è in corso - per altrettanti agenti e vice-ispettori della polizia penitenziaria in servizio quella notte.
Le indagini e la relazione ispettiva - Lo si apprende da una relazione redatta dalla direzione generale del personale del dipartimento per la giustizia minorile che - pochi giorni dopo i disordini il 6 agosto - ha effettuato una visita ispettiva per ricostruire fatti ed eventuali responsabilità. Il testo - che è alla base delle contestazioni disciplinari - evidenzia “un’incredibile e gravissima sequela di errori, colpevoli e totali inerzie ed omissioni rispetto alle azioni violente poste in essere dai detenuti”. Inoltre, sottolinea “l’inettitudine totale nel dotarsi degli strumenti di contenimento (caschi e sfollagente) in quanto custoditi in una stanza all’interno di una cassaforte, sostanzialmente entrata nella illegittima disponibilità dei rivoltosi”. Gli agenti sarebbero rimasti “sostanzialmente inerti dinnanzi alle violenze dei detenuti”.
Critiche anche ai vertici del penitenziario - Un atto d’accusa durissimo che utilizza toni critici - senza contestazioni formali - anche per i vertici del penitenziario.
Le cause della rivolta - La rivolta sarebbe iniziata a seguito dell’arresto a carico del fratello di un detenuto italiano trovato in possesso di droga prima di entrare nella sala colloqui. Da quel momento l’agitazione all’interno dell’istituto si sarebbe trasformata in violenza pura. “Armati di pezzi di ferro” i giovani avrebbero appiccato almeno “quattro incendi accatastando finanche i libri presenti nella biblioteca” a mo’ di falò.
Il personale di servizio e le carenze organizzative - A fronteggiarla - perlomeno in prima battuta - nove agenti di cui sette - si apprende da fonti confidenziali - con un’anzianità di servizio che oscillava tra i 14 e i 20 giorni. La conferma è nella relazione: “Gli operatori erano di recente assegnazione, in quanto provenienti dagli ultimi corsi di formazione, sprovvisti della necessaria esperienza e della specifica conoscenza del contesto, e pertanto bisognosi di affiancamento e di guida da parte di personale più esperto”.
Errori e mancanza di procedure adeguate - Gli ispettori hanno ritenuto “inopportuno” comunicare al detenuto l’avvenuto arresto del fratello giunto per un colloquio e hanno evidenziato quanto abbiano inciso “le difficoltà sotto il profilo organizzativo-gestionale, risultate determinanti nell’evento critico”. Ecco le principali carenze individuate: L’intervento della polizia in occasione dell’iniziale principio di rivolta “è mancato di tempestività”; non vi era un efficace piano di coordinamento e di gestione delle emergenze. Con riguardo a quella notte si parla di “assenza totale” dello stesso; errore nel permettere ai detenuti inizialmente estranei alla rivolta di scendere in palestra, unendosi di fatto al gruppo più facinoroso; mancanza di procedure definite per consentire al personale di Polizia di disporre tempestivamente delle chiavi dell’armeria di Reparto, che finirono nelle mani dei giovani detenuti, rendendo impossibile per gli agenti potersi dotare di caschi e attrezzature antisommossa.
Le conseguenze della disorganizzazione - Finanche “il Direttore ebbe difficoltà nel reperire le chiavi dell’armeria in cui era custodito l’armamento di Reparto” e ciò “impediva l’intervento del personale di Polizia Penitenziaria”, costringendo tutti ad attendere “l’arrivo di altri colleghi, con intuibili riflessi in termini di tempestività nella risoluzione delle criticità”.











