di Irene Famà
La Stampa, 15 luglio 2022
Il tribunale ha condannato i parenti che la costringevano a rubare. Regole. Ecco il prima e il dopo della vita di Sofia. Prima rubava, su ordine della famiglia, ora studia e vuole diventare estetista. Cosa è giusto e cosa è sbagliato l’ha capito da sé. A casa ha provato a spiegarlo: “I furti non vanno bene”.
Ha preso bastonate e insulti. Così, quattordicenne rom, si è rivolta ai carabinieri, ha messo di mezzo gli avvocati. E ieri suo padre, sua nonna, suo zio e sua zia hanno dovuto ascoltarla per forza. Per voce di un giudice del tribunale che li ha condannati a due anni e cinque mesi di reclusione per maltrattamenti.
“Rubare è sbagliato, io non voglio farlo”, aveva provato a dire quando adolescente con i suoi cugini veniva mandata a svaligiare negozi e supermercati. Oggi, che di anni ne ha quasi diciotto, lo ribadisce. A chi abita con lei in comunità, ai compagni di scuola, agli educatori. Al di là della questione giudiziaria, quella consapevolezza è tra le sue vittorie.
Sofia vorrebbe diventare estetista. Lo ha confidato al legale, l’avvocato di parte civile Roberto Saraniti. Aprire un centro estetico, lavorare onestamente. Per progettare il suo futuro, ha tempo. Adesso la sua preoccupazione è prendere buoni voti, soprattutto in matematica, materia in cui, è stato spiegato in aula, incontra più difficoltà. E trovare il suo posto nel mondo. “La ragazza in questo momento è in un luogo sicuro, accompagnata con la massima cura nel suo percorso di formazione e di crescita”, fanno sapere dai servizi sociali. Che ribadiscono: “È tutelata”. Perché Sofia, giovane donna, una famiglia a supportarla non ce l’ha più. E forse non l’ha mai avuta. Non sapeva rubare, non voleva farlo e così veniva emarginata, criticata, picchiati.
I difensori degli imputati, gli avvocati Vittorio e Francesco Pesavento, annunciano ricorso. Non nascondono i loro dubbi sulla versione di Sofia. Che sia una ragazza complessa non è difficile crederlo. Come potrebbe essere altrimenti? A casa sua, due stanze per una decina di persone, non veniva sgridata se non andava a scuola, ma se si sedeva sui banchi invece di andare a rubare. E veniva picchiata se si faceva scoprire. Ora Sofia fa i compiti, si prepara per le interrogazioni. Mostra orgogliosa un esercizio di matematica: “Sono riuscita a risolverlo”. Le hanno sempre detto che “era la vergogna della famiglia”. Le hanno mostrato un mondo al rovescio. E lei sta cercando di raddrizzarlo.










