di Irene Famà
La Stampa, 9 luglio 2022
Il lavoro degli agenti della Polizia penitenziaria è un “lavoro quotidiano che si svolge al di là di quelle mura, in uno spazio lontano dalla vista. Spesso ci sentiamo lasciati soli eppure dobbiamo avere consapevolezza del nostro ruolo e di quanto il nostro intervento sia fondamentale”.
La direttrice del carcere Lorusso e Cutugno, Cosima Buccoliero, ringrazia il personale in occasione delle celebrazioni del 205esimo anno di fondazione del Corpo di polizia penitenziaria. Una cerimonia, quella di oggi, davanti alle istituzioni, dopo un anno molto complesso per il carcere di Torino. Finito al centro di un’inchiesta della magistratura su presunte torture nei confronti dei detenuti e al centro delle polemiche per la sezione filtro, quella destinata ai corrieri della droga.
La neo direttrice, al carcere ha impresso una svolta, di ascolto, confronto e apertura alla cittadinanza: “La pandemia ha inciso profondamente e sospeso il progetto di ammodernamento che avevamo avviato con fatica, eppure abbiamo dato prova di riuscire ad affrontare la situazione di emergenza”.
Resta la questione della carenza di personale. Come sottolinea la comandante della polizia penitenziaria, Mara Lupi: “Con la riduzione progressiva negli anni delle nuove immissioni in ruolo di personale di tutte le qualifiche, si impone necessariamente una riorganizzazione del lavoro”. E la questione del sovraffollamento. “Un problema - sono le parole di Rita Monica Russo, Provveditore regionale di polizia penitenziaria - che grava stridente sul lavoro dei poliziotti, spesso anche con conseguenze che non sempre hanno fatto onore a quella parte di personale che ha compreso sin da subito quanto l’emergenza dovesse essere da stimolo per un fare diverso”. E aggiunge: “Vivere il carcere da poliziotto è un’esperienza complessa”. L’obiettivo condiviso dev’essere “un carcere sociale. Un carcere che appartenga a tutti”.










