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di Sarah Martinenghi

La Repubblica, 15 luglio 2024

Con il telefonino che sporge dalle sbarre, il detenuto inquadra il corridoio del padiglione C. Riprende ciò che sta accadendo: lenzuola che bruciano, coperte ammucchiate, oggetti lanciati fuori dalle celle. Quel video, insieme a un altro che inquadra gli stessi spazi subito prima dei roghi, viene postato su TikTok, scatenando commenti e migliaia di like: “le carceri sono al limite”, “libertà”, “amnistia o indulto subito” con tanto di emoticon, catene e cuoricini. Se da un lato quelle immagini colpiscono, perché proiettano dentro alla protesta e squarciano il velo di una realtà inaccessibile agli sguardi del mondo esterno, dall’altro dimostrano l’impunità nell’uso dei telefonini in carcere e la sfrontatezza di pubblicare storie sui social. La procura di Torino intende aprire un fascicolo al riguardo, che possa far luce ancora una volta sulla facilità con cui i telefonini, così come la droga, entrano in carcere. Sovraffollamento, caldo. “Abbiamo deciso di rompere cessi e lavandini così facendo le celle di pernottamento non saranno più agibili e quindi dovrà intervenire l’Asl per le condizioni n cui viviamo. Dobbiamo farci sentire” dicono su TikTok.

I disordini, nel padiglione C, erano iniziati venerdì. Poco prima i detenuti ne avevano provocati altri nel padiglione B, nella quinta, sesta, settima e nona sezione: in un locale adibito a barberia, avevano appiccato un incendio e scagliato bombolette di gas e manici di scopa. Quattro agenti della polizia penitenziaria erano rimasti intossicati ed erano finiti in pronto soccorso. “La situazione è esplosiva in tutte le carceri italiani. Stiamo assistendo al totale fallimento e sfascio del sistema penitenziario, e al fallimento dei protocolli operativi. Chiediamo al sottosegretario Andrea Delmastro di inviare i gruppi speciali Gir nelle sedi dove ci sono le proteste per ripristinare la sicurezza. L’unica via d’uscita è dichiarare lo stato di emergenza nazionale delle carceri” ha dichiarato il segretario generale dell’Osapp Leo Beneduci.

Anche la vicecapogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera dei deputati, Augusta Montaruli commenta le immagini girate dal detenuto “Si ricostruiscano al più presto le responsabilità di chi ha commesso la rivolta nel carcere di Torino e di chi ha permesso che fosse possibile riprendere e diffonderla all’esterno. È evidente che qualcuno si sente intoccabile e in grado di violare i divieti inerenti agli strumenti di comunicazione alimentando rivolte e relativa propaganda”.

“Quelle immagini - aggiunge - confermano la necessità di adottare il massimo rigore con chi commette queste violenze all’interno degli istituti detentivi così come la norma contenuta nel pacchetto sicurezza prevede revocando ed impedendo tutti i benefici. Davanti alla prepotenza, peraltro organizzata, lo Stato si dimostri ancora una volta più forte di chi vuole vantarsi su TikTok per rimarcare appartenenze a organizzazioni per tentare un ricatto che non trova, né troverà alcun cedimento”. A Ivrea intanto, sabato, un detenuto recluso nel carcere di Ivrea ha colpito, senza motivo, con pugni l’agente di polizia penitenziaria di servizio spaccandogli il sopracciglio.