sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Elisa Sola

La Stampa, 20 agosto 2024

Il carcere minorile è stato dichiarato parzialmente inagibile ed è semivuoto. Nessun nuovo minore arrestato può essere ospitato nella struttura. Oltre un milione e mezzo di danni. È il bilancio, provvisorio, delle conseguenze provocate dalla rivolta del primo agosto nell’istituto penitenziario minorile Ferrante Aporti. La sommossa era nata di sera, dopo l’ora d’aria. Gruppi sparsi di detenuti avevano appiccato i primi roghi al piano terra, nella biblioteca. E da quel momento il carcere era stato devastato. Mura e porte spaccate. Vetrate infrante. Armadi scardinati e computer fatti a pezzi. Plichi di atti giudiziari e documenti dati alle fiamme. La violenza non aveva lasciato scampo. Anche i bagni erano stati distrutti. I lavandini e i water frantumati con mazze di ferro e bastoni. Le celle rese inagibili dopo gli incendi appiccati a lenzuola e materassi.

La mattina dopo quella che è stata definita la più grande rivolta della storia del carcere minorile di Torino, molti detenuti erano stati trasferiti in altri istituti penitenziari, di cui molti al Sud. Non soltanto perché, a quel punto, buona parte della struttura era inagibile. Ma anche perché è prassi comune dirottare altrove i promotori di una rivolta, per evitare il cosiddetto effetto a catena. Ovvero che da una grande agitazione ne scaturiscano altre subito dopo.

Tra i presunti autori della devastazione del Ferrante Aporti, ci sono una ventina di detenuti. Un gruppo di oltre una decina di rapinatori nordafricani. E un secondo gruppo, meno numeroso, di italiani. Tra questi, c’è anche il sedicenne condannato per il tentato omicidio di Mauro Glorioso, lo studente di medicina che era stato colpito ai Murazzi del Po da una bici elettrica nel gennaio del 2023. Difeso dall’avvocato Domenico Peila, il ragazzo ha negato di essere un promotore della rivolta. “Anzi - ha detto - sono stati i nordafricani a iniziare e a fare tutto. Io sapevo che quella sera sarebbe successo un casino. E 15 giorni prima che accadesse tutto, lo avevo detto a un’educatrice. Ma nessuno mi aveva dato retta”. Per il tentato omicidio il sedicenne era stato condannato in appello a nove anni e sei mesi. Adesso il giovane è indagato anche, insieme agli altri presunti autori della rivolta, per devastazione. Un reato che prevede pene fino a quindici anni di reclusione.

E mentre la procura dei minori, guidata da Emma Avezzù, indaga per risalire alla dinamica di quella notte di caos e alle presunte e singole responsabilità di eventuali altri indagati, continua la conta dei danni nel penitenziario. Ormai è certo che mezzo milione di euro non sarà sufficiente per riparare gli arredi danneggiati e ricostruire ciò che è stato distrutto. Servirà una cifra maggiore. E chi lavora in carcere si chiede, adesso, chi stanzierà il denaro. E soprattutto quando arriverà. Il Ferrante Aporti, dichiarato parzialmente inagibile, è ancora off limits. Nessun nuovo arrestato può essere ospitato nella struttura, ormai troppo danneggiata. Fino a ieri la situazione era sotto controllo. Perché, per puro caso, non sono stati arrestati minorenni a Torino. Ma oggi e domani tutto potrebbe cambiare. E l’emergenza diventare di nuovo esplosiva.