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di Federica Cravero

La Repubblica, 14 luglio 2022

Ha passato gli ultimi undici anni in carcere e ora è pronto per ricominciare ma gli ostacoli sono tanti e burocratici. “Potrei trovare un lavoro domani, non avrei difficoltà a farmi assumere come autotrasportatore, ho già ricevuto tre offerte. Sarebbe la mia occasione per rimettermi in carreggiata. Invece...”.

Invece ad Andrea Ferraioli il carcere ha portato via la patente, e per riprendere le licenze che aveva (A, B, C, D ed E) ci vogliono tempo e denaro, che lui non ha. “Ho calcolato che impiegherei almeno un anno e mezzo e diecimila euro – racconta. E non è immaginabile”.

È questo il paradosso in cui Ferraioli ora si trova, dopo aver passato in cella gli ultimi 11 anni, 6 mesi e 21 giorni della sua vita per traffico di stupefacenti. Quando era stato condannato, il prefetto gli aveva tolto la possibilità di guidare perché non in possesso dei “requisiti morali”. Una volta espiata la pena ha fatto richiesta di poter tornare al volante. Dalla prefettura è arrivata sì una disponibilità, “ma che suona come una presa in giro - dice - Non mi sono state ridate le patenti, come mi sarei aspettato, ma ho ricevuto solo il nulla osta che mi permette di iscrivermi nuovamente a scuola guida, come se avessi disimparato. Tra l’altro io non ho mai usato il camion per spostare droga e non ho nemmeno mai fatto incidenti né mi è mai stato tolto un punto dalla patente. Quindi è una punizione irragionevole”.

Peraltro il lavoro dopo la scarcerazione è uno dei principali obiettivi che il sistema carcerario sta perseguendo per abbattere la recidiva. In questa direzione va infatti il nuovo protocollo firmato ieri rivolto ai detenuti che si sono laureati nelle carceri di Torino e Saluzzo.

Il documento per il triennio 2022-2024 è stato sottoscritto dal Fondo Alberto e Angelica Musy e dall’ufficio Pio della Compagnia di San Paolo e vede l’adesione di 11 enti, tra cui l’Università di Torino, i garanti dei detenuti di Piemonte, Torino e Saluzzo, e la Smat, che ospiterà i tirocini finalizzati all’assunzione dei laureati in carcere. “Sappiamo - osserva Angelica Musy - che un inserimento graduale ma solido, nel mondo del lavoro è il principale antidoto al rischio di recidiva. Le persone con un passato di detenzione incontrano però grandissimi ostacoli”.

E la vicenda di Andrea Ferraioli è emblematica. Quello della patente, tra l’altro, non è l’unico problema che l’ex detenuto si è trovato di fronte a fine pena. Quando è tornato a casa, infatti, si è trovato pignorata la sua quota delle due case di famiglia, quella dell’anziana madre a Torino e quella in Puglia, poiché lo Stato gli aveva presentato il conto della sua detenzione: 100 mila euro per vitto e alloggio in carcere, spese processuali e la multa che gli era stata comminata quando era stato trovato in possesso di svariati chili di droga.

Andrea Ferraioli aveva lavorato per 20 anni come camionista prima di finire nei guai. Aveva un buon tenore di vita, che si è incrinato quando il mutuo si è fatto più pesante sul bilancio familiare e la ludopatia lo ha fatto affondare. Il fatto che fosse un insospettabile incensurato ha attirato su di lui le proposte di conoscenti che vedevano in lui il narcotrafficante ideale. “Nessuno mi ha puntato la pistola alla tempia, è stata una mia scelta che ho pagato a caro prezzo”, ammette.

Libero da sei mesi, Ferraioli non è ancora riuscito a trovare un lavoro. “Non voglio commettere altri errori - ribadisce, assistito dall’avvocato Alessandro Lamacchia - Mentre ero in carcere sono riuscito a far studiare i miei figli, che si sono costruiti la loro vita. E io voglio riprendere in mano la mia”.

Ma è tutt’altro che facile. “Ho 56 anni, è già difficile che qualcuno assuma persone della mia età – dice. E quando vedono che sei un ex detenuto le cose sono ancora più difficili. Ho fatto un colloquio per un posto nella logistica, quando hanno saputo che ero stato dentro mi hanno detto di no. Però come camionista avrei delle occasioni, ci sono persone che conoscevo quando lavoravo che mi assumerebbero. Ma senza patente come faccio?”.