di Mattia Aimola
Corriere della Sera, 12 aprile 2026
Nato nell’ex Jugoslavia, pallanuotista di Serie A, è stato anche convocato dalla nazionale serba. Poi i problemi con la giustizia in Italia. In carcere ha svolto l’intero corso di studio, oggi coordina un magazzino del Banco alimentare. “Mi ricordo i professori che venivano a fare lezione in carcere. Con il freddo, con la neve, la pioggia, sempre. Era un momento difficile della mia vita, ma quella presenza mi ha fatto capire che potevo ancora avere autostima, che qualcuno credeva in me”. Vladimir Bijelic ha 48 anni e oggi ha le chiavi del magazzino in cui lavora. Le tiene strette come un simbolo: fiducia, responsabilità, seconda possibilità.
La storia di Vladimir - La sua storia parte da lontano. Nato nell’ex Jugoslavia, cresce nello sport ad alto livello: pallanuotista di Serie A, convocazioni con la nazionale serba, competizioni europee, esperienze in Italia, da Catania alle coppe continentali. Una carriera promettente, una vita “normale”, come la definisce lui. Poi la svolta. “Nel mio percorso ho incontrato persone che mi hanno trascinato verso guadagni facili”, racconta. Finisce invischiato nel giro della droga. Nel 2008 l’arresto a Milano, la condanna: 18 anni di reclusione. “La vita azzerata”.
Dala licenza elementare all’Università - Il carcere diventa il punto più basso, ma anche l’inizio di un cambiamento. Vladimir riparte da dove non avrebbe mai immaginato: dalla scuola. Elementari, medie, poi il lavoro interno tra ristorazione e pulizie. “Ho capito che dovevo fare qualcosa per salvarmi”. Poi si sposta in Piemonte. Il passaggio decisivo arriva a Saluzzo, grazie a un educatore che intravede in lui qualcosa di più. L’iscrizione all’Università, al corso di Scienze politiche e l’arrivo al Lorusso Cutugno di Torino. “All’epoca c’erano solo Giurisprudenza e Scienze Politiche, scelsi la seconda. Quelle lezioni mi hanno restituito dignità”. Studia, prepara esami, costruisce un percorso. Si laurea nel 2016, in anticipo (due anni e mezzo invece che tre), con 99 su 110, con una tesi sulle guerre nei Balcani e sul ruolo dell’Europa nei conflitti internazionali. “Era anche un modo per capire da dove venivo”. La laurea non è un traguardo, ma una svolta. Nel 2017 arriva l’occasione del tirocinio al Banco Alimentare di Moncalieri. Un’organizzazione che recupera e distribuisce cibo alle persone in difficoltà, trasformando lo spreco in solidarietà. Vladimir ogni giorno esce per lavorare, poi rientra in istituto. È un passaggio delicato, ma decisivo. “Lì ho incontrato due persone fondamentali: Vilma Soncin e Salvatore Collarino. Mi hanno cambiato la vita”.
Coordinatore del magazzino del Banco alimentare - Da tirocinante a magazziniere a tempo determinato, poi l’assunzione stabile. Oggi Vladimir è il coordinatore del magazzino. “Sono il primo a entrare e l’ultimo a uscire. Gestisco tutto”. Una responsabilità conquistata passo dopo passo, mentre la sua posizione giudiziaria evolve: durante il covid arriva l’affidamento ai servizi sociali, i primi rientri a casa, il graduale ritorno alla normalità. Fino alla fine della pena, nel 2023. Oggi guarda indietro senza nascondere nulla, ma con una consapevolezza diversa. “Non bisogna perdere mai la speranza. Nei momenti difficili la cosa più importante è restare lucidi”. Accenna anche a un percorso accademico lasciato in sospeso, con alcuni esami di sociologia ancora da completare. “Sono iscritto alla magistrale, magari prima o poi la finisco”.









