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di Sarah Martinenghi


La Repubblica, 15 settembre 2020

 

"Lotterò fino in fondo per riavere le mie ore di insegnamento in carcere. Il mio posto è anche lì". Giuseppina Vitiello, 58 anni, è un insegnante di inglese del Giulio, l'istituto superiore di via Bidone che ha, tra le sue sezioni, anche quella per gli studenti detenuti che vogliono diplomarsi. Finalmente, dopo 12 anni di precariato, quest'anno è diventata di ruolo. Finalmente è anche riuscita ad ottenere il trasferimento in quella scuola, come da lei richiesto.

Pensava di rivedere tutti i suoi studenti, quelli non ancora diplomati ovviamente, ma soprattutto quelli del Lorusso e Cotugno. A sorpresa però, la preside del suo istituto, Fiorella Gaddò, le ha comunicato che non sarà così. Una doccia fredda per lei che aveva dedicato già diversi anni nel progetto d'insegnamento in carcere, con un entusiasmo e una dedizione che, anziché essere premiata, è stata bypassata dall'esigenza di utilizzare la docente esclusivamente per gli studenti "liberi" che frequentano le ore serali del Giulio. La docente ha provato in ogni modo a convincere la sua dirigente a tornare indietro nella decisione, ma invano.

E così ha deciso di scrivere una lettera aperta a tutta la sua scuola, per sensibilizzare soprattutto i colleghi alla situazione dei detenuti: il rischio è di veder naufragare i progetti anche da lei costruiti per quegli studenti in condizione di fragilità. "Siamo solo due insegnanti di ruolo lì, e toglierne una significa smantellare il progetto, togliere il diritto alla continuità dell'insegnamento dei nostri allievi. Sto lottando per poter ritornare a insegnare in carcere: non è un posto ambito, ma ci vuole esperienza e motivazione per conquistare la fiducia di questi ragazzi.

Io ho avuto grandissime soddisfazioni da loro, e ho intrecciato rapporti per creare un polo educativo unico. Abbiamo aiutato e supportato tanti studenti che non hanno mai avuto la possibilità di frequentare davvero le scuole ma che hanno visto in questi progetti una chance per crearsi una nuova vita". L'insegnante ricorda gli ottimi risultati raggiunti dai 4 studenti detenuti che si sono diplomati da poco, tra cui due ragazzi della banda di piazza San Carlo.

"Lo stesso entusiasmo lo dedico alle ore serali, ovviamente - spiega ancora la docente - ma per me, come ho scritto nella lettera aperta, il carcere è una priorità. La sezione carceraria deve vivere e ha bisogno della collaborazione di tutti: dobbiamo difendere questo progetto, che potrebbe essere un fiore all'occhiello per il nostro istituto, non un fastidio da eliminare al più presto. Basta vedere negli occhi la luce che hanno i nostri allievi, e i risultati che hanno ottenuto mettendocela tutta in condizioni difficilissime. Vi assicuro che il gioco vale la candela".