di Irene Famà
La Stampa, 30 aprile 2021
"Il carcere, così come è strutturato, non è proficuo né per i rei né per le vittime". Oltre duecento detenuti della casa circondariale Lorusso e Cutugno lanciano un appello e chiedono l'ampliamento della liberazione anticipata a 75 giorni estesa a tutta la popolazione detenuta per fronteggiare l'emergenza Covid e il sovraffollamento delle carceri. "Il carcere, così come è strutturato, non è proficuo né per i rei né per le vittime" scrivono in una lettera indirizzata al ministro alla Giustizia, al Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, al garante dei detenuti e a diverse associazioni.
"Una bolla" - "Rieducazione e reinserimento sociale, annoverati dalla Costituzione, non sono la realtà" spiegano. Denunciando un sistema che "disattende principi fondamentali. Così ci troviamo in una "bolla" intrisa di contraddizioni oltre che di ingiustizie accentuate ancor più dalla pandemia". Già a novembre, i detenuti e le loro famiglie avevano denunciato gli effetti della pandemia all'interno delle mura della casa circondariale del quartiere Vallette, lamentando la difficoltà di rispettare il distanziamento e di effettuare il tracciamento, la sospensione degli incontri con i familiari e il mancato rispetto degli orari delle videochiamate. Con le carceri sovraffollate, scrivono, "è fisicamente impossibile attuare ogni misura di tutela per la salute".











