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di Marina Lomunno

La Voce e il Tempo, 24 dicembre 2022

Martedì 20 dicembre ore 9: nella cappella della Casa circondariale “Lorusso e Cutugno” c’è attesa e anche curiosità tra i detenuti e le detenute (ma anche tra gli agenti penitenziari) per la Messa di Natale. Il coro, guidato dai cappellani don Silvio Grosso e don Guido Bolgiani, è pronto, i ristretti entrano alla spicciolata.

In prima fila tre “amici” reclusi che riceveranno il sacramento della Confermazione: Xavier, peruviano, che ha scelto come il padrino il suo catechista, Beppe Bordello, Ananyelis, cubana, con la madrina Stefania, compagna di cella, e Debora: il suo padrino è il marito Antonello. E poi la direttrice Cosima Buccoliero con i suoi collaboratori, i volontari carcerari della parrocchia della Crocetta, le suore vincenziane che seguono le detenute, Paolo Monferino, presidente della Fondazione Casa di Carità Arti e Mestieri, l’ente di Formazione professionale che tiene i corsi per i detenuti. È una Messa speciale non solo per le cresime e perché è Natale: per la prima volta l’Arcivescovo mons. Roberto Repole entra in carcere dopo la sua nomina e non a caso ha scelto la settimana della vigilia della nascita di Gesù per portare il suo saluto e la vicinanza della Chiesa torinese ai reclusi. “Sono contento di essere qui con voi, attendevo da tempo questo momento per dirvi che non siete soli, innanzi tutto perché siete amati da Dio”.

Parole pronunciate con un sorriso che è come un abbraccio e che rompono il ghiaccio… “È giovane e simpatico” commenta a bassa voce un ristretto al suo vicino. La Messa prosegue. “In un tempo in cui tutto sembra mutare velocemente, la storia si ripete: ci sono ricchi sempre più potenti, aumenta la povertà, il mondo è insanguinato dalle guerre, una nel cuore dell’Europa. Ma di fronte a tanto dolore avviene qualcosa di nuovo, si compie una promessa: nasce il Figlio di Dio da una donna come noi e arriva per tutti noi. Guardiamo a quel Bambino con occhi nuovi, sentiamoci amati da Dio, rinasciamo con lui perché dove sovrabbonda la colpa regna la misericordia di Dio”.

È il momento del sacramento della Confermazione che i tre cresimandi, come spiegano i cappellani, ricevono al termine di un cammino di fede e di rinascita. Commozione nell’abbraccio con i padrini e i catechisti: sembra di partecipare alla Messa in una delle nostre parrocchie. Perché il carcere - sottolinea l’Arcivescovo, richiamando anche il nostro giornale che dedica una rubrica ai temi carcerari ed entra ogni settimana nelle sezioni del penitenziario grazie alla generosità di alcuni lettori che regalano l’abbonamento ai detenuti - “è una parrocchia della nostra diocesi e voi siete parte della comunità della Chiesa di Torino”.

Un pensiero in continuità con il predecessore di mons. Repole, l’Arcivescovo emerito Cesare Nosiglia, che ogni settimana da quando è “in pensione” celebra la Messa nella cappella del “Lorusso e Cutugno” per i detenuti. È tempo del congedo: mons. Repole stringe le mani a tutti i presenti, con una promessa “Ci rivedremo presto”.

E come in altre 21 carceri italiane, anche al “Lorusso e Cutugno” martedì 20 dicembre si è tenuta la nona edizione de “L’Altra Cucina... per un Pranzo d’Amore”, il pranzo “stellato” preparato da famosi chef per i detenuti e le loro famiglie promosso in occasione delle festività natalizie da Prison Fellowship Italia, Rinnovamento nello Spirito Santo e Fondazione Alleanza del RnS. Nella casa Circondariale torinese, come è accaduto in altre edizioni, ha offerto la sua arte culinaria cucinando per i ristretti Matteo Baronetto, chef del Cambio.