di Marina Lomunno
Avvenire, 20 dicembre 2024
“L’avventura della strada, la gioia dell’incontro con gli altri, la cura verso i più fragili: questo deve animare il vostro servizio di cardinali”. Sono le priorità che papa Francesco ha indicato ai 21 cardinali creati nel concistoro dello scorso 7 dicembre e che l’arcivescovo di Torino e vescovo di Susa, Roberto Repole, ha iniziato a rendere visibili nelle prime uscite pubbliche con la porpora. Martedì 10, appena tornato da Roma, ha presieduto la Messa presso l’Arsenale della Pace: l’occasione il 60° di fondazione, da parte di Ernesto Olivero e numerosi amici, del Sermig, il Servizio missionario giovani che dal 1983 a Torino e poi in Brasile e Giordania cammina accanto agli emarginati e accoglie gli “scartati” della società.
E poi domenica 15, durante l’abbraccio con i torinesi e i valsusini che hanno gremito la cattedrale di Torino per la Messa di ringraziamento, Repole nell’omelia ha richiamato commosso Yasmine: “La bambina della Sierra Leone in fuga in un mondo segnato da guerre, violenze, poteri che si scontrano”, unica sopravvissuta al naufragio nel mare di Lampedusa alla ricerca di futuro insieme a 44 disperati nel barcone dove invece hanno trovato la morte. “Che cosa dobbiamo fare perché questo Natale sia il nostro Natale? Dobbiamo reimparare a condividere e ce n’è un immenso bisogno nell’umanità di oggi”.
Stesso invito rivolto ieri ai reclusi e alle recluse, durante la Messa natalizia nella Casa circondariale di Torino “Lorusso e Cutugno” afflitta - come altre carceri della Penisola - da sovraffollamento, carenza di personale e strutture obsolete. Il cardinale, accompagnato dalla direttrice Elena Lombardi Vallauri, prima dell’Eucaristia si è soffermato in preghiera per incoraggiare un gruppo di agenti penitenziari. E poi nella cappella del carcere - dove campeggia un ritratto di san Giuseppe Cafasso, il patrono dei detenuti, che abbraccia un recluso e l’icona della Madonna Consolata - Repole, commentando il Vangelo della genealogia di Gesù, ha ricordato che “in ogni nome pronunciato, in ognuno di noi c’è una storia di gioie, umiliazioni, errori, fragilità e successi. Ma ogni nome ci dice che siamo persone uniche, irripetibili”. Ecco il senso della lunga lista di nomi degli antenati di Gesù, un bambino figlio di un popolo che ha a che fare con tutta l’umanità, nel bene e nel male, che ha condiviso con noi gioie e sofferenze, anche il carcere (ero carcerato e siete venuti a trovarmi).
“Gesù è venuto per tutti” ha proseguito il cardinale “anche per me che ho sbagliato perché tutti sperimentiamo il fallimento nella vita ma Gesù, figlio dell’umanità è figlio di Dio e anche nei luoghi di sofferenza. Ci dice che dagli errori, dalle sconfitte possiamo rialzarci e ricominciare: è l’augurio che faccio a tutti voi”. Al termine della Messa, il diacono Michele Burzio, a nome dei cappellani, dei volontari, dei detenuti e del personale ringrazia Repole per aver scelto il carcere, luogo di fragilità, per celebrare la sua prima Messa da cardinale nella Novena di Natale.
“Le siamo riconoscenti di essere qui perché per noi la sua presenza oggi segna l’inizio del prossimo Giubileo della Speranza: qui tutti abbiamo bisogno di speranza, non ci dimentichi”. E scoppia un applauso, tra i volti rigati dalle lacrime. “A Natale pregherò per voi, per i vostri cari ma voi pregate per me perché questo nuovo mio incarico possa essere come ci ha detto papa Francesco segno di speranza e di luce del Dio che viene a salvarci e ad abbattere le sbarre che ci dividono”.










