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di Valentina Montisci

 

www.globalist.it, 23 febbraio 2015

 

Dentro e fuori. Alla ricerca di un rapporto tra mondi separati dalle sbarre, verrebbe da dire. Ma non solo, un guardare dentro l'umanità, le domande, il percorso di ognuno di noi. Dentro o fuori. Guardandoci dritti negli occhi, senza differenze, perché facciamo tutti parte di questo dentro/fuori della vita.

È questo il tema (lavoro e detenzione in carcere) del convegno nazionale "Guardiamoci dentro" organizzato dalla Compagnia di San Paolo e dall'Ufficio Pio della Compagnia. Un appuntamento di due giorni: mercoledì 25 e giovedì 26 febbraio, sotto l'alto Patronato della presidenza della Repubblica e il patrocinio ministero della Giustizia, Regione Piemonte, comune di Torino, università di Torino, camera di commercio di Torino che sarà ospitato tra il campus universitario e Teatro Regio.

A curare l'evento, dal punto di vista artistico e della comunicazione, sarà l'associazione culturale Sapori Reclusi che da anni si occupa di progetti di sensibilizzazione sociale con particolare riferimento al mondo del carcere.

L'obiettivo è la creazione di un dialogo tra questo "dentro" e il "fuori", un canale di collegamento per raccontare, con il lavoro, l'arte, lo sport le aspirazioni dei detenuti per far in modo che il loro lavoro non sia legato esclusivamente a un successo economico ma che effettivamente ci sia fiducia e interazione, insomma uno scambio reciproco che porti a una restituzione sociale è solo una delle componenti del percorso di riabilitazione, o meglio di responsabilizzazione, delle persone detenute. Ci aiuta a capire questa iniziativa Manuela Iannetti, di Sapori Reclusi.

 

C'è un filo conduttore comune degli allestimenti?

"Sì, quello di comunicare il senso di permeabilità tra il "Dentro" e il "Fuori". L'idea di realizzare dei materiali espositivi che mettano in mostra volti e pensieri nasce proprio dal titolo del convegno "Guardiamoci Dentro", che assume negli allestimenti un senso più ampio. Guardiamo dentro le carceri e dentro di noi, perché siamo tutti parte di una stessa società. E nel farlo, guardiamo dei volti ritratti che volutamente ci osservano, in uno scambio biunivoco di attenzione in cui ciascuno ricorda all'altro le proprie istanze di umanità. E non solo ci osservano dall'alto delle gradinate dell'atrio centrale del campus, ma ci osservano dal pavimento. Il filo conduttore del percorso viene tracciato fisicamente proprio a partire dai passi che muoviamo per camminare: cerchi di diversa grandezza di uomini e donne ci guardano anche sul pavimento, le loro voci sono racchiuse in cerchi che come negli stagni o nei giardini giapponesi ci invitano ad osservare, senza calpestare. Nei cerchi, si legge una doppia frase; quella del detenuto, e una frase in contro-carattere rosso, che spesso definisce un senso diverso, positivo. Anche qui, nei pensieri, il contenuto supera la forma.

Al Campus il filo conduttore è più legato alla sensibilizzazione: non ci sono oggetti esposti, solo volti e pensieri che riguardano l'importanza del lavoro, del contatto, della speranza in un tempo pieno e occupato.

Al Regio l'allestimento è più complesso e si snoda nel foyer per arrivare in una sezione definita dove oltre ai volti nei cerchi troviamo specchiere alte due o tre metri con scatti che descrivono simbolicamente la vita in carcere. Il gioco degli specchi contribuisce a creare il senso: la vetrina dei carcerati che vivono in cella senza fare nulla si specchia dentro quella in cui i detenuti lavorano. In mezzo, gli spettatori, che passeggiando guardano e vedono i riflessi di una condizione e dell'altra.

Attorno, cubi di legno e ferro ospitano i prodotti realizzati nelle carceri di Piemonte e Liguria, grazie a progetti sostenuti dalla Compagnia di San Paolo. Al piano di sopra, lo spazio delle vetrate è dedicato a pannelli che ritraggono attività artistiche come il teatro, sportive, culturali e scolastiche".

 

Chi ha ideato il progetto?

"Il progetto nasce per volontà della Compagnia di San Paolo, che decide di affidare a Sapori Reclusi (in quanto associazione che opera all'interno del mondo carcerario e si occupa di temi legati alla comunicazione) la comunicazione dell'evento. Per questo abbiamo realizzato le due esposizioni, il sito guardiamocidentro.compagniadisanpalo.it e i materiali pubblicitari (inviti, programma, locandine, totem)".

 

Come nasce il lavoro di Sapori Reclusi nelle carceri?

"La collaborazione di Sapori Reclusi con le carceri nasce dalle esperienze di Davide Dutto, il fotografo professionista e fondatore dell'associazione. Quasi 10 anni fa, grazie a un corso di fotografia legato al cibo, inizia un percorso che porta alcuni chef in carcere. Da qui nasceranno un libro di foto e ricette dal carcere, il Gambero Nero, una mostra, e la volontà di continuare in questa direzione, fino alla creazione, nel 2010, di Sapori Reclusi. Un percorso arricchitosi nel tempo di persone, collaborazioni, progetti".

 

Quali sono i progetti futuri di Sapori reclusi?

"Tra quelli già in programma c'è la prosecuzione di Stampatingalera, il laboratorio di stampa artistica fine art attivo per il secondo anno nel carcere di Saluzzo. Face to Face, l'arte contro il pregiudizio, un percorso di incontri tra detenuti e persone libere che assieme a professionisti rifletteranno sui temi legati al pregiudizio dello sguardo, per arrivare a una mostra finale di ritratti anonimi in cui non si dice chi è chi. In collaborazione con le carceri di Torino, Saluzzo, Alessandria e il museo di Antropologia Criminale Cesare Lombroso di Torino. Ancora abbiamo in cantiere 10x una mostra di scatti di importanti fotografi per finanziare il progetto di Stampatingalera; la collaborazione con l'associazione Antigone per la realizzazione di un manuale di Legal Clinic; e infine una nuova formula di progetto solidale da dedicare alla commercializzazione di prodotti il cui ricavato in parte sosterrà i progetti dell'associazione: parole, immagini e vino, con un produttore di barolo delle Langhe, per un progetto che si chiamerà "Sordo Per". Le mostre sono visitabili in orario differente: al campus, dal 16 febbraio al 6 marzo in orario di apertura dell'università al Regio, dal 28 gennaio al 1 marzo, nelle serate in cui ci sono le recite (genericamente dal martedì al sabato dalle 20 a fine spettacolo e la domenica dalle 15 a fine spettacolo). I giorni del convegno, tutto il giorno".