di Giuseppe Legato
La Stampa, 27 agosto 2022
L’ex sottosegretario alla Giustizia Andrea Giorgis, oggi candidato al Senato per il Pd ha fatto visita alle donne nel carcere di Torino: “Chiedono misure alternative e più personale educativo e formativo, ritengo che siano giuste richieste”.
L’altroieri la lettera delle detenute del carcere Lorusso e Cutugno di Torino che annunciava lo sciopero della fame contro - parole loro - il “menefreghismo” della politica verso “le ristrette in cattività”. Ieri mattina alle 10 l’incontro con l’ex sottosegretario alla Giustizia Andrea Giorgis, candidato Pd al Senato. “Non ho paura di fare campagna elettorale parlando anche del carcere e dei diritti dei detenuti”, dice.
Giorgis, dica la verità: quando ha deciso di andare a trovare le detenute avrà temuto che avrebbero pensato a una sfilata elettorale. O no?
“Devo dirle sinceramente di no, e infatti ho riscontrato un atteggiamento di fiducia e di speranza nell’azione delle istituzioni”.
Ecco, cosa si aspettano le detenute di Torino?
“Chiedono una più rapida ed effettiva applicazione delle misure alternative al carcere, già in vigore. Sottolineano la necessità che ci sia più personale, più assistenti sociali, più educatori, più occasioni di lavoro per fare in modo che la pena non sia pura reclusione e il carcere sia anche un luogo di ricostruzione, come prescrive la Costituzione. Del resto, come dimostra l’esperienza di Opera, da dove proviene la stessa direttrice, un efficace trattamento rieducativo incide positivamente sui tassi di recidiva”.
Cosa ha risposto a queste donne?
“Che il senso delle ultime riforme volute dal Pd e dalla ministra Cartabia va in questa direzione. E che occorre potenziare e accelerare le procedure di assunzione di personale, sia di polizia penitenziaria, sia amministrativo, sia di quello dedicato al trattamento rieducativo, all’interno e all’esterno del carcere; nonché ammodernare e digitalizzare le strutture”.
Cosa si è fatto finora in questa direzione?
“È stata ampliata la pianta organica degli educatori e sono stati assunti nuovi mediatori culturali: nell’arco di poche settimane prenderanno servizio a Torino circa dieci nuove unità. Sono inoltre stati destinati al carcere 16 nuovi viceispettori e una parte considerevole dei 54 nuovi agenti in arrivo nel distretto”.
C’è anche un tema strutturale però. Il carcere è vecchio e ha bisogno di una ristrutturazione. A che punto siamo?
“Al Sestante (reparto psichiatrico oggetto di inchieste della magistratura, ndr) i lavori di ristrutturazione proseguono e sono a buon punto”.
Su cosa bisogna ancora intervenire?
“Su molti aspetti, a partire dal potenziamento dei servizi di psichiatria, un’urgenza da non trascurare: la reclusione spesso acuisce la malattia”.










