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di Filippo Femia

La Stampa, 1 giugno 2024

Gli autori sono alcuni detenuti del Lorusso e Cotugno: “Abbiamo scoperto talenti che non immaginavamo, siamo riusciti a scappare con l’immaginazione”. Dal momento in cui varca la soglia del carcere, ogni detenuto pensa a come evadere: l’abbiamo imparato dai film hollywoodiani. A Torino, nella Casa circondariale Lorusso e Cotugno, un pugno di prigionieri ci è riuscito. “Ovviamente si tratta soltanto di un gioco”, sorride Massimo Munafò.

È l’ad di Torino Factory, società che nel 2017 ha fatto notizia per Torinopoli, versione in salsa sabauda di Monopoli, venduta in 50 mila esemplari. Da lunedì sarà nei negozi l’ultimo arrivo in catalogo: “Articolo 385 - La fuga”. Il riferimento è alla norma del codice penale che punisce l’evasione con pene da uno a sei anni. A progettare il gioco, con la collaborazione dell’associazione Sapori Reclusi, una decina di detenuti che frequentano il Primo Liceo Artistico del carcere. “Ci abbiamo lavorato per circa un anno e mezzo - racconta Munafò, responsabile del progetto -. Abbiamo instradato i ragazzi, ma sono stati loro a tirare fuori le idee più originali”.

I protagonisti del gioco sono otto personaggi, ingiustamente detenuti, ça va sans dire. L’obiettivo è guadagnare la libertà raccogliendo gli oggetti necessari per realizzare il piano di evasione, dribblando le perquisizioni e l’intervento delle guardie. Il tono è ironico, quasi caricaturale: c’è il palestrato, l’ergastolano, il boss. “Si tratta di cliché, ma tutti in qualche modo hanno tratti reali. Come l’utilizzo del tabacco come moneta di scambio: qui in carcere è davvero così”, spiega Giovanni Mazza. Insieme ad Alejandro Dominguez, origini salvadoregne ma cresciuto a Milano, ha creato gli ambienti di gioco, gli oggetti e i diversi personaggi, dotati di diverse caratteristiche. Tutto disegnato e colorato a mano, in un momento storico in cui l’intelligenza artificiale si sta impadronendo degli aspetti più basilari della grafica.

Per i detenuti lavorare al gioco è stata una vera evasione: da una quotidianità in cui i secondi sembrano ore e dallo sconforto di non poter vedere i familiari. “Questo progetto ha dato valore al nostro tempo - racconta Giovanni -. Qui dentro la difficoltà maggiore è fare passare le giornate. Non ci sono svaghi: per noi Articolo 385 è stato l’equivalente di un viaggio per chi sta fuori”. Le diverse tonalità, poi, hanno sgretolato la grigia monotonia imposta dalle sbarre: “In un posto come questo i colori sono vita - esclama Giovanni. Per questo abbiamo anche realizzato alcuni murales con disegni ispirati a Keith Haring ed Escher”. Per Bruno Mellano, garante dei detenuti del Piemonte, progetti come questo andrebbero replicati ovunque: “Da inizio anno nei penitenziari italiani ci sono stati 37 suicidi. È importante mostrare quanta umanità c’è tra queste mura per richiamare un’attenzione diversa da parte della politica verso il mondo carcerario”.

Grazie ad Articolo 385 alcuni ragazzi hanno scoperto talenti o capacità che non sospettavano di avere: “Per me disegnare era un hobby. Ora ho capito che può servirmi in futuro una volta fuori di qui”, esclama Alejandro. I detenuti sono stati seguiti passo a passo dalla professoressa Annalisa Gallo con la supervisione di Arianna Balma Tivola, responsabile dell’area Trattamentale del carcere: “Quando finalmente hanno visto il gioco in scatola realizzato si sono illuminati - ricorda la docente -. Il loro è stato anche un percorso didattico, sono cresciuti artisticamente”.

Ieri, all’interno del teatro del carcere, gli ideatori del gioco hanno ricevuto una sorta di diploma. Alcuni non hanno risposto all’appello: nel frattempo hanno scontato la pena. C’è da scommettere che compreranno una copia di Articolo 385, per giocare pensando ai compagni con cui hanno realizzato questa piccola grande impresa: fuggire dal carcere senza evadere.