di Elisa Sola
La Stampa, 11 agosto 2024
Il ministero della Giustizia ha vietato l’ingresso automatico dei minorenni nel penitenziario di corso Unione Sovietica. L’ultimo ragazzo arrestato è stato portato in corso Unione sovietica ieri. In manette. Portato e respinto. Perché l’istituto penitenziario minorile Ferrante Aporti, dopo la rivolta della notte tra il primo e il 2 agosto, è off limits. “Parzialmente inagibile”, è l’espressione ufficiale che ne indica lo stato dell’arte. Una frase che significa che il carcere non è chiuso, perché dentro ci sono ancora, e ci restano finché sarà possibile, alcuni detenuti. Ma che la situazione è grave. L’istituto, la scorsa settimana, è stato devastato. I cinquantadue detenuti che sono insorti hanno appiccato roghi, spaccato i sanitari con le mazze, dato fuoco a libri e materassi. Rotto vetri, mobili e intere celle. I danni sono talmente ingenti che ora nessun nuovo detenuto potrà essere ospitato qui.
La comunicazione del ministero della Giustizia è stata diramata a tutte le forze dell’ordine italiane nelle scorse ore. La direttiva prevede che a Torino, e in Piemonte, i nuovi arrestati non siano più portati al Ferrante Aporti. Come avveniva prima, in automatico, visto che è la struttura penitenziaria geograficamente più vicina. Adesso è tutto diverso. Le forze dell’ordine dovranno contattare il Centro per la giustizia minorile e chiedere quale sia l’istituto penitenziario minorile libero dove sia possibile portare il nuovo arrestato. Una mossa necessaria perché al momento il Ferrante Aporti non può accogliere nessuno. Sfumerebbe, per ora, l’ipotesi chiusura. Perché, almeno per ora, i giovani reclusi che si trovano lì potrebbero restarvi. Ma i nuovi destinatari di misure di custodia cautelare saranno dirottati altrove. Molto probabilmente al Sud.
La circolare del ministero parla chiaro: “Non si garantisce che sia un istituto vicino”. L’ultimo arrestato, respinto due giorni fa, è stato trasferito al Beccaria di Milano. Anche nel penitenziario minorile lombardo è scoppiata una rivolta, a fine maggio, con 70 detenuti insorti. I danni sono stati ingenti. Il ragazzo piemontese è stato accolto qui soltanto perché ci sono state delle scarcerazioni negli ultimi giorni. Ma se così non fosse stato, i suoi familiari sarebbero dovuti andare a trovarlo a chilometri di distanza. Anche al carcere minorile di Catanzaro, dove è stato trasferito, il giorno dopo la rivolta di Torino della scorsa settimana, il sedicenne che aveva lanciato, il 21 gennaio 2023, la bici giù dai Murazzi colpendo Mauro Glorioso. Il giovane, condannato per il tenato omicidio, e difeso dall’avvocato Domenico Peila, è considerato uno dei promotori della rivolta torinese. È uno dei 15 detenuti indagati dalla procura dei minori guidata da Emma Avezzù.
La procuratrice ipotizza il reato di devastazione e sta valutando le singole posizioni. Anche otto detenuti maggiorenni sono indagati per la rivolta che, nella stessa notte del Ferrante Aporti, è scoppiata al Lorusso e Cutugno. Si sospetta che la regia della doppia agitazione fosse unica. E che il tumulto delle Vallette fosse stato organizzato per disperdere le forze dell’ordine e consentire così ai detenuti minorenni di tentare la prima, grande evasione di massa della storia dal Ferrante Aporti. Un piano fallito. Ma che ha lasciato degli strascichi pesanti. Cose distrutte. Un’intera struttura non più del tutto agibile. Trasferimenti e detenzioni lontane dai familiari.
Il primo detenuto respinto, due giorni fa, al Ferrante è un ragazzo di provincia. Fa parte di una delle cosiddette “baby gang”. È l’unico del gruppo, accusato di avere rapinato e picchiato un quasi coetaneo, a essere destinatario della misura di custodia cautelare del carcere. Era a piede libero. La sua vita è cambiata in poche ore. Prima le manette. Poi il carcere. E la trasferta forzata da Torino a Milano. È stato ancora fortunato. Chi verrà dopo di lui potrebbe finire a mille chilometri di distanza dalla famiglia.









