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di Timothy Ormezzano

 

Corriere di Torino, 17 ottobre 2019

 

Sono 30 i detenuti ora seguiti dai tecnici del VII Torino. E c'è chi andrà in permesso ad allenarsi e lavorare. Pasquale ha trascorso gli ultimi sei dei suoi trentacinque anni dietro alle sbarre per una rapina. Ha ancora quattro anni abbondanti da scontare. Anzi, quattro campionati. Perché le parole sono importanti, a volte fanno la differenza. Pasquale è il capitano de La Drola, la prima squadra di rugby composta da trenta detenuti - ex ladri o spacciatori - che dal 2011 è iscritta al campionato regionale di Serie C2. È uno degli appena due italiani nello spogliatoio multietnico, formato da giocatori di sette nazionalità e di quattro culti religiosi. Giocano sempre in casa (circondariale), tra le mura più o meno amiche del carcere Lorusso e Cutugno. E dopo la partita si concedono un terzo tempo a base di bibite analcoliche. No, niente birra.

Pasquale, originario di Matera, è arrivato a Torino quattro anni fa grazie a un bando nazionale di reclutamento per integrare la squadra. "È un grande trascinatore", dicono di lui, che ha fatto suo quel concetto di sostegno al centro del rugby. Il suo unico rimpianto è non aver cominciato prima: "Pasquale mi ha detto che se avesse giocato a rugby da bambino non sarebbe mai finito in galera. Lo sport aiuta a riacquisire le regole perse durante l'adolescenza. Gli è anche venuta voglia di studiare, si è appena iscritto a Scienze Politiche", spiega Walter Rista, presidente di "Ovale tra le sbarre" nonché ex gloria dell'Ambrosetti Torino Rugby e ultimo torinese a vestire la maglia della Nazionale, tra il 1968 e il 1970.

A proposito, Pasquale da quest'anno indosserà una casacca interamente nera, come quella mitica degli All Blacks. Sulla manica avrà il logo del VII Rugby Torino, società di Settimo molto impegnata nel sociale che ieri ha firmato un protocollo di intesa con il carcere Lorusso e Cutugno per mettere a disposizione la sua competenza tecnica.

La Drola continuerà ad allenarsi tre volte alla settimana sul campo, più due sedute in palestra. Ma potrà contare sulla guida di due giocatori del VII con il patentino da allenatore, il trequarti Andrew Robb Fraser e il terza linea Sebastiano Lo Greco, con la supervisione del coach Troy Nathan e del direttore tecnico Chris De Mejer. E visto che da cosa nasce cosa, si lavora affinché qualche detenuto possa andare nel quartier generale del VII per allenarsi o per collaborare nella manutenzione di campi e impianto.

L'affiancamento, cominciato ad agosto, ha già dato i primi frutti: La Drola ha pareggiato un'amichevole contro San Mauro, squadra di Serie C1. Dopo il quinto posto ottenuto l'anno scorso, domenica comincerà il nuovo campionato contro Volvera. Pasquale e compagni intanto contano i giorni che li separano dal 28 novembre, quando andranno a giocare una sfida speciale in trasferta, in casa del Giallo Dozza, la squadra del carcere di Bologna che nel primo match di due anni fa superò (1814) la Drola. "Questa partita richiede uno sforzo organizzativo notevole, visto che si sposteranno trenta detenuti tutti molto ben messi fisicamente", sottolinea Domenico Minervini, direttore della casa circondariale Lorusso e Cutugno.

Banale ma inevitabile: quando lo sport è evasione. Si insegue una palla ovale per non pensare più di tanto a quello che è stato. Si lotta per andare in meta, ma dentro di sé ognuno ne ha una più grande: saper cogliere al meglio la seconda occasione, riuscire a cambiare il proprio destino. Il progetto La Drola ha diminuito le recidive tra gli ex detenuti-rugbisti dal canonico 65% a meno del 20%.