di Massimiliano Nerozzi
Corriere di Torino, 4 luglio 2024
Gli avvocati, le associazioni per i detenuti, i sindacati delle guardie uniti nell’allarme: “Così la prigione diventa Università del crimine”. Di fronte al sovraffollamento delle carceri, e al dramma dei suicidi, “è importante che tutti noi spingiamo per un provvedimento che metta fuori più persone possibili”: lo ha detto dal palco di Torino Susanna Ronconi, 72 anni, ex appartenente alle Brigate Rosse e Prima Linea (fatti per i quali ha già scontato la pena), alla maratona oratoria promossa dalle Camere penali “per fermare i suicidi in carcere”.
Oggi Ronconi è attivista e impegnata in associazioni che si occupano di carcere (Sbarre di Zucchero) e nel Forum droghe, con il gruppo Abele. “Se già si iniziassero ad abbassare le pene per i reati minori di spaccio sarebbe una cosa: perché bisogna andare in carcere se si coltivano tre piantine di marijuana? - si chiede -. E bisogna legalizzare le droghe leggere, cosa che stanno facendo pure gli Stati Uniti, che erano i paladini della lotta alla droga”. E ancora: “Occorre riflettere sull’Impatto penale e penitenziario della legge 309 del 1990”, quella sulla droga: “Nel 2023 sul totale degli ingressi in carcere, il 27 per cento erano persone in attesa di giudizio per fatti di droga e correlati; soprattutto per l’articolo 73 in cui c’è anche il piccolo spaccio di strada”.
Morale, di Ronconi: “Le nostre carceri sono piene di piccoli spacciatori, pesci piccoli. Togliendo chi è detenuto per reati minori non avremmo il sovraffollamento e potremmo avere un utilizzo dei posti, tra l’80 e il 90 per cento”. Ma, avverte Ronconi: “Facciamo anche attenzione a quello che sta accadendo, perché tra le proposte circola quella di Delmastro, di mettere queste persone in comunità chiuse, tipo San Patrignano. E per me è allarmante: un po’ perché una pena alternativa non deve essere detentiva, è un po’ perché non vorrei fosse una prima forma di privatizzazione del carcere”. La maratona è iniziata poco prima di mezzogiorno in piazza Arbarello, in centro, con il titolo “Non c’è più tempo”, organizzata dalla Camera penale Vittorio Chiusano - nell’ambito dell’iniziativa dell’Unione Camere penali - per “fermare i suicidi in carcere” e per “dare voce a tutti coloro che non possono parlare”.
“Rischiamo di chiudere il 2024 come un anno particolarmente tragico”, ha ricordato Bruno Mellano, Garante regionale delle persone private delle libertà, rammentando i 40 tentativi di suicidi nelle 13 carceri del Piemonte e i cinque suicidi fin qui avvenuti, tanti quanti in tutto il 2023. “È ormai intollerabile - ha detto - guardare le statistiche e non fare nulla”. Citando poi l’intervento di Sergio Mattarella, che aveva richiamato l’attenzione sui suicidi in carcere e sul sovraffollamento delle carceri.
La maratona era stata aperta dall’avvocato Davide Mosso, dell’osservatorio carceri dell’Unione camere penali, insieme al segretario della Camera penale Vittorio Chiusano, l’avvocato Giuseppe Fissore.
La garante comunale delle persone private della libertà, Monica Gallo, ha invece posto l’attenzione sulla carenza di personale all’interno del carcere torinese Lorusso e Cutugno, sottolineando come l’allarme fosse stato dato anche in occasione della visita del ministro della Giustizia Carlo Nordio l’estate scorsa, quando c’erano stati due suicidi di donne in un giorno. Non sta meglio l’Istituto di pena per i minori, “dove ci sono 55 ragazzi, di fronte a una capienza di 46”.
Intervenuto anche l’avvocato Claudio Strata, segretario del consiglio dell’Ordine degli avvocati, che qualche mese fa aveva tenuto una riunione all’interno del carcere delle Vallette: “Siamo rimasti sconvolti dalle condizioni e dalla situazione in cui sono costretti i detenuti, a partire anche solo dalle dimensioni di alcune celle”. “Un provvedimento di clemenza può essere un primo passo”, ha continuato, riferendosi a eventuali provvedimenti di amnistia e indulto. E ancora: “Il detenuto va tutelato e protetto, a prescindere dal reato per il quale è stato condannato”.
L’avvocato Giulia Bocassi, dell’Unione Camere penali: “Sappiamo che il pensiero del Governo è diametralmente opposto al nostro, per questo siamo usciti dai convegni e andati in piazza”. E anche per questo “abbiamo proposto questa staffetta di maratone, di fronte al totale disinteresse della politica”.
L’avvocato Lorenzo Trucco, presidente associazione studi giuridici sull’immigrazione: “In Italia la percentuale di suicidi è superiore rispetto agli altri Paesi e i detenuti che si tolgono la vita spesso sono condannati a pene lievi”. Ha poi ricordato “la gravità della detenzione nei Cpr, senza aver commesso alcun reato”.
Ha parlato anche un agente della penitenziaria (iscritto al sindaco dell’Osapp), che non era riuscito a salvare un detenuto, nonostante, da ex della Croce rossa conoscesse le tecniche di rianimazione: “I problemi sono il sovraffollamento e la mancanza di personale, in certi momenti non riesci a seguire un detenuto invece di un altro”.
Grido di allarme anche dal collega Gerry Romano, delegato sindacale Osapp: “Il nostro lavoro è drammatico. Vi sfido: fate 24 ore con me alla Lorusso e Cutugno. Per 40 anni ci hanno raccontato solo balle. Il carcere così com’è non rieduca, è una fogna, è da abbattere, pieno di blatte, topi, uno schifo. La polizia penitenziaria ha bisogno di aiuto: ci sono 1500 detenuti a fronte di una capienza di 1000. Stiamo valutando di incatenarci ai cancelli per protesta. Lasciamo perdere le visite con tappeti rossi e le piante. E poi c’è il problema dei suicidi, ma la verità è che le persone malate non devono stare in carcere. Il carcere non rieduca, ormai è un’università del crimine”.









