di Rebecca De Bortoli
La Stampa, 15 agosto 2025
La denuncia di Ferragosto dei Radicali su sovraffollamento, caldo e mancanza di attività. Problemi strutturali, sovraffollamento, carenza di servizi. E il caldo che rende le celle uno scampolo di inferno in terra. Mentre a livello nazionale parte l’esposto contro il ministro della Giustizia Carlo Nordio per “concorso omissivo” sui suicidi dietro le sbarre, il Partito Radicale torinese organizza l’iniziativa ‘Ferragosto in carcere’, dove con una visita all’interno delle mura, in questo caso della casa circondariale Lo Russo e Cotugno, cerca di riaccendere l’attenzione e denunciare le condizioni in cui vivono i detenuti.
Un’iniziativa che va avanti dal 2008: “Nonostante l’impegno costante degli operatori e degli educatori, molte criticità restano irrisolte. I professionisti provano a sopperire a numerose mancanze, ma i loro sforzi riescono solo in parte a colmare le lacune di un sistema che fatica a garantire dignità e sicurezza. L’iniziativa vuole proprio accendere un faro su queste condizioni durante il mese estivo, quando l’attenzione mediatica e politica si abbassa e il caldo rende le celle ancora più invivibili, in assenza totale di sistemi di refrigerazione” dicono l’ex deputato Alberto Nigra e l’ex garante dei detenuti della Regione Piemonte Bruno Mellano (in corsa per lo stesso ruolo in Comune).
Solo pochi giorni fa si è verificato un nuovo suicidio e, a distanza di poco, un tentativo analogo. Nella sezione coinvolta da questa vicenda- che ospita 37 detenuti - il clima è pesante. I compagni di detenzione si sono mostrati consapevoli dei rischi che corre chi vive in una condizione di isolamento emotivo e sociale. “Un detenuto più riservato può finire facilmente in un cono d’ombra, dove la scarsa cura può diventare totale assenza”, viene riferito da Mellano e Nigra. Chi non ha la possibilità di protestare o chiedere aiuto, rischia di diventare un numero in più nelle tragiche statistiche: 53 suicidi in carcere in Italia dall’inizio dell’anno (o 48, secondo il Dap), 3 in Piemonte, 2 a Torino e 1 a Cuneo. E tutto questo nonostante negli anni siano stati avviati tentativi di miglioramento e progetti di sostegno che, numeri alla mano, sembrano essere insufficienti.
Attualmente, nel carcere delle Vallette sono presenti 1.329 detenuti in sezione giornaliera, a cui si aggiungono 47 ammessi al lavoro esterno e 59 in regime di semilibertà. Il totale è di 1.435 persone, circa 450 detenuti in più rispetto alla capienza regolamentare. A questo si aggiunge la criticità di una ventina di posti non disponibili per lavori di ristrutturazione. In tutto il Piemonte, le celle inutilizzabili per manutenzione ammontano a 261. “Il carcere d’estate si svuota di attività, ma non di detenuti”, denuncia l’ex garante. “I tirocini scolastici e molte altre attività vengono sospesi, riducendo così le occasioni di impegno e accrescendo il ruolo punitivo e non rieducativo della struttura. Le attività che restano, pur interessanti, risultano comunque insufficienti rispetto al numero di persone presenti” continuano a spiegare.
Un dato positivo riguarda lo stanziamento di 12,5 milioni di euro per interventi strutturali nel carcere di Torino. Resta però aperta la questione di dove collocare i detenuti durante i lavori, dato che i padiglioni dovrebbero essere svuotati. I miglioramenti che si potrebbero fare, però, sono tanti: secondo quanto previsto dal regolamento penitenziario del 2000, per esempio, ogni cella dovrebbe essere dotata di una doccia privata accanto al bagno. L’applicazione effettiva di questa norma trasformerebbe forse un po’ la qualità della vita all’interno delle celle. Tuttavia, secondo l’ex deputato Nigra, interventi parziali non sono più sufficienti: “Questa struttura carceraria andrebbe abbattuta e completamente ripensata e scegliere di investire sulla rieducazione e non sulla punizione. Ruolo che dovrebbe avere il carcere. Invece un fattore che dimostra la tendenza opposta è che molte delle attività proposte sono considerate riempitivi di tempo, senza un reale impatto sulla crescita o sul reinserimento dei detenuti. Si dovrebbe ripensare dell’intero sistema e soprattutto abbattere il sovraffollamento per concentrarsi sulle persone tramite l’introduzione di pene alternative, l’estensione di misure come l’indulto e sconti di pena legati alla buona condotta. Purtroppo - conclude - il clima politico attuale sembra andare in direzione opposta. Si parla di costruire più carceri, ma non si lavora sulle persone”.











