sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Simona Lorenzetti

Corriere di Torino, 20 novembre 2024

Violenze al Lorusso e Cutugno, in aula l’ex comandante del Nic. “Contro di me oltre 200 lettere anonime in cui venivo diffamato. Furono spedite a diverse persone che gravitavano nel mio ambiente lavorativo: al direttore del carcere di Torino Domenico Minervini e a molti colleghi”. Il retroscena racconta il clima che serpeggiava tra gli uomini della polizia penitenziaria torinese all’indomani delle misure cautelari emesse nell’autunno 2019 per le presunte violenze a cui venivano sottoposti alcuni detenuti del padiglione C del Lorusso e Cutugno, quelli rinchiusi per crimini sessuali. A svelare il contesto di rabbia e indignazione è stato l’ex comandante regionale del Nic (Nucleo investigativo centrale della polizia penitenziaria) Roberto Streva in occasione della sua audizione nel processo in cui sono imputati 22 agenti, la maggior parte per tortura.

Streva è l’uomo che per mesi, sottotraccia, ha indagato sui comportamenti di colleghi e superiori, destreggiandosi tra mezze verità, sussurri e la paura dei detenuti di subire angherie peggiori. A lui, ieri mattina, il pm Francesco Pelosi ha chiesto di ripercorrere i passaggi investigativi. Durante la lunga deposizione, durata oltre due ore, l’ex comandante ha raccontato anche ciò che accadde quando l’inchiesta divenne di dominio pubblico. Quando, evidentemente, agli occhi di alcuni era diventato un nemico. Lo testimoniano le 200 lettere anonime circolate in quelle settimane.

“Tra le varie offese c’era scritto che non avevo i titoli per ricoprire l’incarico alla guida del Nic, che ero uno da cui tenersi alla larga e che ce l’avevo con l’allora comandante della polizia penitenziaria perché apparteneva a una sigla sindacale diversa dalla mia”, ha spiegato. Le missive non erano firmate e gli autori sono ancora sconosciuti, ma è chiaro che l’obiettivo era quello di screditarlo e, forse, cercare di mettere un freno all’azione investigativa.

L’inchiesta di Torino non è stata l’unica di cui si è occupato Streva, sulla sua scrivania è passato anche il fascicolo sulle presunte torture nel carcere di Cuneo. “Non ho portato a termine quell’indagine - ha rammentato il comandante, che oggi è in pensione -. Alla vigilia delle perquisizioni sono stato trasferito”. La testimonianza di Streva è una delle 189 che verranno ascoltate nel dibattimento. Dopo di lui davanti ai giudici si è seduto un ex detenuto, un uomo che ha scontato 3 anni e 11 mesi al Lorusso e Cutugno. “Fin da subito ho avuto problemi con alcuni agenti”, ha raccontato.

“I primi colpi, schiaffi e pugni, li ho ricevuti mentre salivo le scale per raggiungere il padiglione C. All’inizio gli agenti erano in 4 o 5, ne ricordo uno molto alto che mi diede una pedata sulla caviglia, per mesi ho zoppicato - ha proseguito. Poi siamo giunti alla rotonda, a quel punto gli agenti sono diventati otto. Hanno formato un cerchio e io ero spalle al muro: a turno mi hanno schiaffeggiato. Mi sentivo un flipper, rimbalzavo da una parte all’altra”.

Il detenuto è stato poi portato nella sua cella: “Il mio compagno di stanza mi chiese se mi avessero “fatto il battesimo”. Subito non capii, poi fu più esplicito e mi domandò se mi avessero picchiato. Gli dissi di sì, e lui rispose che era normale. Ma che, se non avevo toccato bambini, potevo stare tranquillo: non mi sarebbe successo nulla”.