di Stefano Lorenzetti
Corriere di Torino, 3 luglio 2026
Alessandro Gaffoglio era un ragazzo fragile che faceva uso di crack e aveva iniziato a mostrare gesti scorretti, fino a compiere due rapine armato di coltello. E per la prima volta nei suoi 25 anni si era trovato a vivere l’esperienza del carcere. Era l’agosto 2022 quando nella notte tra il 14 e il 15 si tolse la vita usando un sacchetto di plastica. Per la sua morte c’è a processo una psichiatra del carcere Lorusso e Cutugno: il pm Rossella Salvati la accusa di omicidio colposo e ha chiesto nei confronti della professionista (difesa dall’avocato Gian Maria Nicastro) una condanna a un anno e quattro mesi di reclusione.
Secondo il magistrato l’errore della psichiatra fu quello di non valutare adeguatamente il rischio suicidario del giovane, classificandolo come “lieve” e innescando così una sequenza di eventi che portò al decesso di Gaffoglio. Quando il ragazzo entrò al Lorusso e Cutugno aveva un quadro clinico precario, attestato dai professionisti del centro di salute mentale dove era in cura: non riusciva a controllarsi e aveva crisi psicotiche. “Per lui l’ingresso in carcere fu un evento drammatico e aveva bisogno di supporto psicologico”, spiega il pm.
Mettendo in luce che il 9 agosto Gaffoglio tenta per la prima volta il suicidio (lo salvano gli agenti della penitenziaria). Il 25enne viene trasferito nel padiglione sanitario e sottoposto a un regime di massima sorveglianza con rischio suicidario “alto” (era controllato a vista 24 ore su 24). L’11 agosto la valutazione viene abbassata a rischio “medio”. E il 13 la psichiatra lo declassa a “lieve” e il tentativo di suicido viene definito “dimostrativo”.
“Gaffoglio era un detenuto-paziente che aveva una drammatica storia che nessuno ha tenuto in considerazione”, spiega il pm. Quando il rischio passa a “lieve”, la polizia penitenziaria abbassa il livello di sorveglianza e restituisce al giovane tutti i suoi effetti personali, compresi i vestiti chiusi in un sacco nero. Lo stesso che poi il 25enne userà per uccidersi. “Quale fretta c’era di abbassare il rischio?” si domanda il pm. Che aggiunge: “L’imputata fa un’osservazione psichiatrica record in appena due giorni. Se Gaffoglio fosse rimasto a rischio medio il sacchetto e i vestiti non gli sarebbero stati restituiti. L’evento del 9 agosto venne sottovalutato”. Da qui il nesso causale che spinge il magistrato a chiedere la condanna della professionista. La famiglia del giovane si è costituita parte civile con le avvocate Laura Spadaro e Maria Rosaria Scicchitano.










