di Giuseppe Legato
La Stampa, 9 luglio 2021
La procura: verifiche sul trattamento sanitario e psichico dei "trattenuti" da giugno 2020. Si allarga l'inchiesta sulla morte di Musa Balde, il giovane originario della Guinea morto suicida al Cpr (centro di permanenza per il rimpatrio) di Torino il 23 maggio. I magistrati Vincenzo Pacileo e Rossella Salvati, titolari del fascicolo per omicidio colposo che vede già indagati il direttore della struttura e un medico interno, hanno affidato ai consulenti accertamenti su centinaia (si parla di circa 200), persone che sono transitate negli ultimi 12 mesi dalla struttura di corso Brunelleschi. Obiettivo: verificare il tipo di assistenza che hanno ricevuto. Sia dal punto di vista sanitario che da quello psichico.
Nelle scorse settimane i carabinieri del Nas hanno acquisito centinaia di cartelle cliniche e l'analisi accurata dei documenti è stata demandata dai pm ai professionisti. Tutti coloro che sono transitati dal Cpr da giugno 2020 allo stesso mese del 2021 finiscono dunque sotto la lente dei magistrati nella declinazione del trattamento ricevuto. Non solo dunque coloro che sono stati ospitati in uno specifico reparto del centro destinato a chi ha fragilità psichiatriche, ma tutti i "trattenuti".
L'ampliamento degli accertamenti fa il paio con il passo avanti investigativo di alcuni giorni fa quando nel fascicolo di inchiesta sono rientrati altri cinque casi raccontati nel "Libro nero del Cpr" pubblicato dall'associazione per gli studi giuridici sull'immigrazione (Asgi). Il testo era stato diffuso nel corso della manifestazione tenutasi in piazza Castello alcune settimane fa organizzata da decine di associazioni per denunciare le condizioni "inaccettabili" in cui gli ospiti del centro sono costretti a vivere. Persone ritrovate nello stesso reparto in cui Musa si è tolto la vita, nel corso delle visite dei legali, in condizioni fisiche e psichiche molto gravi. Si è allora parlato di "celle pollaio".
Quel rapporto su casi limite comunque legati a sopravvissuti è diventato un esposto. Inglobato negli accertamenti in corso. Non a caso una delle prime denunce emerse sulla storia del giovane suicida è legata ai dubbi sulla qualità degli accertamenti psichiatrici che sarebbero stati garantiti. Musa era arrivato al Cpr di Torino due settimane dopo aver subito una gravissima (e ingiustificata) aggressione da parte di tre italiani armati di bastone. Era accaduto a Ventimiglia. Un fatto che - e si sta cercando di accertarlo - avrebbe meritato, per alcuni, un livello di assistenza più elevato. Sul reparto speciale in cui Musa era stato destinato si erano espressi in questi termini gli avvocati della Camera Penale di Piemonte e Valle d'Aosta: "Quella a cui è stato destinato, senza un accertamento sanitario e psicologico (anche in considerazione del fatto di cui è stato vittima in Ventimiglia), non è prevista dalla norma amministrativa che regola l'esistenza dei centri stessi e si tratta di una sezione totalmente isolata in cui i soggetti detenuti - perché di detenzione si tratta - sono isolati dalle altre persone, anche con privazione del telefono cellulare (inspiegabile) e lasciati a se stessi in un luogo di permanenza che fa apparire le fatiscenti e sovraffollate strutture carcerarie come delle strutture ricettive di lusso".











