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di Pasquale Quaranta

La Stampa, 25 dicembre 2022

L’attivista Rovasio domani alle Vallette: “Una tradizione storica nel segno di Pannella”. Iniziative a Milano, Roma, Bologna e Napoli. “Il giorno di Natale Marco Pannella lo passava sempre a Regina Coeli. Per noi è una tradizione storica dal ‘76, quando i radicali entrarono in Parlamento. Quando tutti vanno in vacanza, anche a Ferragosto, noi radicali andiamo nelle carceri”.

Sergio Rovasio, storico militante radicale, già cofondatore dell'Associazione Certi diritti e attuale presidente dell’Associazione Marco Pannella di Torino, fa parte della delegazione che insieme a Marianna Ferrara e Alessandro Macchi visiterà domani, nel giorno di Natale, il Carcere Lo Russo Cotugno delle Vallette. ”L’iniziativa si chiama “Natale in carcere” ed è promossa dal Partito Radicale nonviolento, transnazionale e transpartito. La nostra delegazione torinese inizierà la visita alle 9.30 e terminerà alle 12, ma ci saranno iniziative in tutto il Paese, nelle carceri di Milano, Roma, Bologna e Napoli”.

Con quale obiettivo?

“Verificheremo le condizioni della popolazione carceraria. Incontreremo le donne, entreremo nel reparto femminile per incontrare le ragazze che hanno promosso nei mesi scorsi diverse iniziative nonviolente per denunciare le gravi carenze strutturali, di personale e del sovraffollamento del carcere”.

Nel carcere delle Vallette ci sono stati quattro suicidi nelle ultime settimane. Cosa sta succedendo? 

“La struttura si trova in una grave situazione di sovraffollamento e tensione. La capienza è di un migliaio di detenuti a fronte di una presenza quotidiana di oltre 1.400 detenuti. Ci sono carenze di organico, tensioni tra detenuti nell’area “nuovi giunti”, aggressioni che subiscono gli agenti della polizia penitenziaria, suicidi e tentati suicidi dei detenuti”.

Tra crisi economica, Covid e guerra, c’è chi pensa che la condizione dei detenuti sia davvero l’ultimo dei problemi...

“Non sono d’accordo. Voltaire diceva che il grado di civiltà di un Paese si misura osservando la condizione delle sue carceri. Quello del sovraffollamento è un problema di democrazia. In contesti di questo tipo, nessuno rispetta il dettato costituzionale sulla rieducazione e sulla possibilità di migliorare in carcere, anzi un uomo, una donna, ne esce anche peggio di com’è entrato. Questo è uno dei problemi più gravi che c’è in Italia”.