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di Massimo Massenzio

Corriere Torino, 19 maggio 2022

Strutture fatiscenti o sovraffollate, necessità di incrementare i percorsi di uscita dal carcere, preoccupante aumento della popolazione giovanile. La relazione della garante per i diritti delle persone private della libertà personale, Monica Cristina Gallo, mette in evidenza le crepe di un sistema penitenziario che a Torino, come in molte altre città, non riesce a rinnovarsi.

Nelle 337 pagine del lavoro svolto dallo staff del garante, Gallo non si limita a una fotografia dei diversi luoghi di privazione della libertà, ma indica anche gli obiettivi che l’amministrazione penitenziaria e la magistratura di sorveglianza dovrebbero porsi. “Il più urgente è la riduzione dei numeri perché una città che ha un carcere pieno non è una città in buona salute. Un terzo dei detenuti devono rimanere in quella struttura meno di tre anni e potrebbero accedere alle misure alternative. Ma non possono perché sono senza casa, senza lavoro e senza relazioni personali. Per loro l’unica prospettiva è quella di restare in carcere”.

Al 31 dicembre 2021 i detenuti presenti al Lorusso e Cutugno erano 1.371, 9 in meno rispetto all’anno precedente, ma sempre troppi rispetto ai 1060 posti disponibili. Nel 56% dei casi si tratta di persone che hanno riportato una condanna definitiva, ma il 24% è ancora in attesa del primo grado di giudizio. Gli italiani sono in maggioranza (752) e le nazionalità più rappresentate sono quella marocchina (175) e romena (96).

“La condizione di vita in carcere deve essere migliorata attraverso un percorso di attenzione che rieduchi davvero - ha commentato il sindaco Stefano Lo Russo. Conosciamo le particolari problematicità del nostro carcere e il 2021 è stato un anno complicato. La garante, ha svolto un lavoro eccellente, ma il livello di attenzione deve essere mantenuto”. A fine anno è stato avviato, proprio su impulso della garante, un procedimento penale a carico di 23 agenti della polizia penitenziaria torinese, del comandante e dell’ex direttore dell’istituto: “L’intera giunta è al fianco della garante - ha sottolineato il primo cittadino - ma le colpe di pochi, sulle quali deve pronunciarsi la magistratura, non devono macchiare l’immagine di tante donne e uomini che svolgono un compito prezioso”.

La relazione della garante evidenzia una costante crescita dei giovani all’interno della casa circondariale torinese. In 50 giorni si sono registrati 35 nuovi ingressi di persone di età compresa fra i 19 e 24 anni che rappresentano il 13% della popolazione carceraria. Numeri senza precedenti che preoccupano e devono essere approfonditi: “Sicuramente la pandemia e le restrizioni alla mobilità hanno influito. Un’altra causa può essere legata al fenomeno delle baby gang, ma così la struttura carceraria diventa quasi contenitore di rabbia sociale, che varrebbe la pena invece curare sul territorio”.

Per l’istituto penale minorile Ferrante Aporti, invece, non emergono particolari criticità. La presenza media (in aumento) è di circa 30 ragazzi su 48 posti disponibili, con una maggioranza di etnie straniere.

Discorso molto diverso, infine, per il Cpr di corso Brunelleschi, segnato dalla morte di Moussa Balde, il 23enne guineano che si è tolto la vita un anno fa. Durante il 2021 il centro non ha mai raggiunto la massima capienza e le presenze sono diminuite rispetto al 2020, ma su 755 persone trattenute solo il 18% sono state rimpatriate: “Questo vuol dire per il 72% degli ospiti il trattenimento è stato inutile o addirittura illegittimo. C’è una grande inchiesta su carcere e Cpr, magari anche questo tema potrà essere attenzionato. La vicenda di Moussa ha scosso tutta la città e ha portato alla chiusura dell’”ospedaletto”, una struttura non idonea. Adesso la gestione è cambiata e speriamo che, come sembra, si possano creare le basi per avviare un percorso assieme”.