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di Giuseppe Legato

La Stampa, 6 settembre 2025

Aprirà a ottobre per l’intimità dei detenuti di Piemonte e Valle d’Aosta. La protesta degli agenti: “La nostra sicurezza viene dopo il diritto degli ospiti”. È pronta la “stanza dell’affettività” all’interno del carcere Lorusso e Cutugno di Torino. La previsione di apertura è entro la fine del prossimo mese, ottobre dunque. Torino è la prima delle grandi case circondariali d’Italia - e quindi degli istituti di pena - a dotarsi di questa struttura (il Dap ha individuato anche Genova Marassi), all’interno del carcere, la cui realizzazione è divenuta nei fatti non più rinviabile dopo la pronuncia della Consulta che afferma il diritto dei detenuti ad avere la possibilità di incontri in intimità.

Nella pronuncia di legittimità i giudici hanno stabilito come non possa “ritenersi che la richiesta di svolgere colloqui con la propria moglie in condizioni di intimità, costituisca una mera aspettativa, essendo stato affermato che tali colloqui costituiscono una legittima espressione del diritto all’affettività e alla coltivazione dei rapporti familiari e possono essere negati solo per ragioni di sicurezza o esigenze di mantenimento dell’ordine e della sicurezza, ovvero per il comportamento non corretto dello stesso detenuto, o per ragioni giudiziarie, in caso di soggetto ancora imputato”.

L’uso della stanza - La stanza, con le proporzioni e le cautele del caso, può essere paragonata a una camera di uno spartano albergo: con arredo base, un bagno e una doccia. Gli incontri - secondo quanto si apprende da fonti carcerarie di provata credibilità - potranno essere da due a tre al giorno e - se sarà seguita la scia di altri istituti penitenziari più piccoli rispetto a Torino che hanno già sperimentato l’utilizzo della struttura e quindi lo hanno normato in concreto - dureranno tra l’una e le due ore.

Le regole per l’accesso - La stanza è stata realizzata all’interno del Padiglione “E” ribattezzato sezione “Arcobaleno”, deputato a ospitare i detenuti in semilibertà e i lavoranti. È grande all’incirca una quindicina di metri quadri. Prima di ogni incontro andrà “bonificata” da personale della penitenziaria e - se non interverranno decisioni più dettagliate - sarà usata da ospiti delle carceri di tutto il distretto di Piemonte e Valle d’Aosta. Il detenuto sarà perquisito al termine dell’incontro, non così per la moglie o la convivente. Tutti ne possono fare richieste fatta eccezione per i detenuti in regime di carcere duro (il cosiddetto 41 bis) o coloro che si sono resi protagonisti di disordini all’interno dell’istituto. Per tutta una serie di casi sono previste preventive istruttorie anche da parte di equipe allargate al personale carcerario. Per autorevoli giuristi e opinionisti si tratta di una conquista attesa da troppo tempo: un passo nella direzione della civiltà e del rispetto del carcerato.

Critiche del sindacato di polizia - Non così per diverse frange della polizia penitenziaria. Il segretario nazionale del sindacato Osapp, Leo Beneduci, è molto critico: “Si rompe l’ultimo tabù: il sesso in carcere. Entro fine anno - racconta - sarà concesso ai detenuti di Torino di avere rapporti sessuali intramoenia”. L’affondo è contro il dipartimento dell’amministrazione penitenziaria definito “fulmineo nell’applicare la sentenza della Corte Costituzionale e nell’organizzare l’intimità con una velocità che stupisce. Ecco il pugno duro del governo della sicurezza: botte di creatività istituzionale immediate per garantire l’intimità ai detenuti, silenzi di tomba per le aggressioni subite dagli agenti che finiscono con il naso o le costole rotti”. Beneduci è inarrestabile nel tono critico e nel mettere al centro delle polemiche “uno Stato - a suo dire - incapace di proteggere chi lavora nelle carceri ma ligio nel trasformare le celle in alcove matrimoniali. La penitenziaria che già fatica a limitare droga, telefoni e armi, ora - dice il segretario sindacale - dovrà gestire anche le prenotazioni delle camere a ore carcerarie”.