di Ludovica Lopetti
La Stampa, 15 novembre 2024
Plauso di Salvini: “Ora il taser nelle carceri”. “Il fatto non sussiste”. Con questa formula la Corte d’Appello di Torino ha fatto calare il sipario sul filone con rito abbreviato del processo sui pestaggi nel carcere di Torino. Sono stati assolti l’ex direttore dell’istituto Domenico Minervini, l’ex comandante di reparto di Polizia penitenziaria Giovanni Battista Alberotanza e l’agente Alessandro Apostolico: il primo doveva rispondere di omessa denuncia e favoreggiamento, l’ex capo delle divise del solo favoreggiamento, mentre il giovane agente era accusato di tortura per aver usato “crudeltà” verso un detenuto e avergli inflitto “violenze gravi” che produssero “acute sofferenze fisiche”.
Salvini: “Ora taser nelle carceri” - “Grande soddisfazione” da parte del vicepremier e leader della Lega Matteo Salvini perché i tre imputati per presunte torture nel carcere di Torino sono stati assolti. “Colgo l’occasione per ribadire solidarietà e stima a donne e uomini in divisa che proteggono gli italiani e lavorano con straordinaria professionalità anche nelle carceri - aggiunge il ministro delle Infrastrutture -. Il nostro impegno è quello di dotarli del Taser, perché sono troppi gli agenti aggrediti da detenuti violenti, spesso stranieri”
Accuse ridimensionate - Il Gup a settembre 2023 aveva già ridimensionato notevolmente gli addebiti e inflitto pene soft a due dei tre imputati: 300 euro di multa all’ex direttore per aver tardato a denunciare gli episodi che gli erano stati segnalati e 9 mesi più 300 euro di multa per abuso di autorità all’agente. Era andato assolto invece l’ex comandante Alberotanza, “perché il fatto non costituisce reato”.
Quest’ultimo in particolare era accusato di aver aiutato i sottoposti a insabbiare il caso grazie a un’istruttoria interna che di fatto scagionò il personale penitenziario dalle accuse di pestaggi e violenze. Oggi gli addebiti sono caduti per tutti e tre. Gli imputati sono assistiti dai legali Alberto Pantosti Bruni, Michela Malerba, Antonio Genovese.
“Anni di accuse ingiuste” - “È stato detto che non ho avuto coraggio. Ed è stato ripetuto come un mantra, per anni, che le mie mancate denunce avevano impedito alla macchina giudiziaria di attivarsi e di funzionare: questa era la cosa che mi feriva di più, perché non era vero. Ora la mia onestà è stata acclarata”, ha dichiarato Minervini appena dopo la lettura del dispositivo. “Il mio assistito è stato assolto perché il fatto non sussiste - ha dichiarato l’avvocato Alberto Pantosti Bruni, difensore di Apostolico - una sentenza che restituisce dignità all’ispettore che ha dedicato tutta la sua vita a un interesse sensibile come quello della tutela dei detenuti e che ha dimostrato di avere svolto il suo delicatissimo ruolo con assoluta correttezza”.
L’esultanza dei legali - “Ci abbiamo messo tanto tempo ma alla fine i fatti sono stati accertati”. Lo ha dichiarato l’avvocata Michela Malerba, difensore dell’ex comandante del carcere torinese Domenico Minervini, commentando la sentenza di assoluzione pronunciata oggi dalla Corte di appello al termine del processo per presunte torture sui detenuti. “Eravamo convinti che i giudici non avrebbero potuto decidere diversamente” ha detto l’avvocato Antonio Genovese, legale dell’ex comandante della polizia penitenziaria Giovanni Alberotanza. Per il suo assistito la Corte ha confermato l’assoluzione modificando però la formula da “il fatto non costituisce reato” a “il fatto non sussiste”. Genovese sottolinea che il processo ha avuto profonde ripercussioni sulla progressione di carriera di Alberotanza. “Siamo soddisfatti: ci abbiamo creduto fin dall’inizio”. È quanto afferma l’avvocato Alberto Pantosti Bruni. Sulla pronuncia dei giudici interviene anche Antonio Mencobello, uno degli avvocati dei ventidue agenti polizia penitenziaria processati in queste settimane dal tribunale di Torino con il rito ordinario. “Se la sentenza di oggi diventerà irrevocabile - osserva - sarà decisiva anche per le sorti del nostro procedimento. Nel ricorso in appello la procura aveva chiesto che venisse riconosciuto il reato di tortura: la Corte non ha soltanto confermato che al massimo si tratta di una ipotesi, meno grave, di abuso di autorità, ma è andata oltre, assolvendo l’ispettore Apostolico”.











