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di Chiara Sandrucci

Corriere di Torino, 30 maggio 2025

Una protesta pacifica contro la decisione dell’Ufficio scolastico regionale mentre fuori al carcere era in corso un presidio degli insegnanti degli istituti professionali Plana e Giulio e del Primo liceo artistico. Hanno protestato restando in classe a studiare con i loro docenti e saltando il pranzo. “Non toglieteci la scuola, ci salva dalla depressione e riempie le nostre giornate”, hanno chiesto i circa 50 detenuti allievi che seguono le lezioni del Primo liceo artistico nel carcere Lorusso Cutugno di Torino, dopo l’annuncio del taglio di organico ai corsi di istruzione per adulti.

In campo anche il Pd - Una protesta pacifica, mentre fuori era in corso un presidio indetto dagli insegnanti degli istituti professionali Plana e Giulio e del Primo liceo artistico, alla presenza di diversi esponenti del centro sinistra all’opposizione in Consiglio regionale. “Chiediamo che ci vengano restituite tutte le cattedre di diritto che avevamo prima per garantire la continuità di cui questo tipo di scuola ha ancora più bisogno”, ha riassunto Annalisa Gallo, referente del Primo liceo artistico, mentre Avs ha presentato un’interrogazione parlamentare e Gianna Pentenero, capogruppo Pd in Regione Piemonte, ha incontrato i detenuti.

I corsi - Nel carcere delle Vallette si può prendere il diploma di terza media con il Cpia1, frequentare tre diversi indirizzi di scuola superiore e anche laurearsi grazie al Polo universitario per studenti detenuti, attivo dal 1998. Non è facile, ma finora è stato possibile frequentare l’istituto professionale Plana, 120 iscritti, presente dietro le sbarre fin dal 1953, che rilascia la qualifica regionale di “Operatore del legno”, il Primo liceo artistico, 90 iscritti, o l’istituto di istruzione superiore Giulio, 150 iscritti, indirizzo socio sanitario.

Non sempre si riesce a completare il ciclo di studi, ma chi ce la fa può arrivare all’esame di maturità. Il corso del liceo artistico è rivolto in particolare ai detenuti “sex offenders”, poi aperto anche ai “comuni”. Alle Vallette interi corridoi sono tappezzati da opere realizzate da loro. L’istruzione per adulti funziona allo stesso modo sia fuori che dentro, sia nelle scuole serali che nelle sezioni carcerarie. È suddivisa in tre periodi didattici, il primo che corrisponde al biennio, il secondo al terzo e quarto anno e l’ultimo che si conclude con la maturità. Un’offerta che verrà ridimensionata a causa dei tagli all’organico.

Suraniti (Usr): “Non abbiamo azzerato il biennio” - “Lo scorso anno il Primo aveva 5 classi, quest’anno ne abbiamo autorizzate 3, ma ci saranno altre ore a disposizione per garantire sia il primo che il secondo anno”, spiega Stefano Suraniti, direttore dell’Ufficio scolastico del Piemonte. “Non è vero che abbiamo azzerato il biennio: da un punto di vista dell’organico è come se ci fosse una classe in meno, ma con le risorse assegnate si può far funzionare il primo periodo didattico che comprende primo e secondo anno”.

Il taglio lineare all’organico che penalizza le scuole serali e le sezioni carcerarie torinesi deriva a sua volta dalla legge di bilancio che ha previsto la decurtazione a livello nazionale di 5.660 posti, di cui 300 in Piemonte, a causa del calo demografico. I corsi serali, così come le sezioni carcerarie, non sempre possono contare su una frequenza regolare degli alunni. In carcere, ad esempio, capita spesso che i detenuti vengano trasferiti, liberati o messi ai domiciliari. Ma secondo i docenti che lavorano ciò non giustifica i tagli.

“La riduzione delle classi e del numero di insegnanti rappresenta una grave violazione del diritto allo studio per le persone detenute, diritto riconosciuto dalla Costituzione e dalla normativa nazionale e internazionale”, fanno presente i docenti del Primo che si appellano al ministero dell’Istruzione. “Studiare in carcere è spesso l’unico strumento reale per ricostruire un futuro diverso, per non tornare a delinquere, per reintegrarsi nella società. Colpire la scuola penitenziaria significa colpire l’intera collettività. La scuola non può essere una parentesi, né un privilegio. Deve essere un diritto. Ovunque. Per tutti”.