sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Marina Lomunno

Avvenire, 15 aprile 2022

Tra le persone più care a monsignor Cesare Nosiglia negli 11 anni di episcopato nell’arcidiocesi di Torino ci sono sempre stati i detenuti, gli adulti della casa circondariale “Lorusso e Cutugno” e i ragazzi del carcere minorile “Ferrante Aporti”.

L’arcivescovo non è mai mancato nei due istituti penali in occasione delle festività natalizie e pasquali o per amministrare i Sacramenti a quanti hanno fatto un percorso di fede dietro le sbarre. E così la Messa di ieri mattina, nel cuore della Settimana Santa, l’ultima celebrata da Nosiglia come amministratore apostolico dell’arcidiocesi nel teatro del carcere, è stata carica di commozione e di riconoscenza per i numerosi detenuti e detenute che hanno chiesto di partecipare alla liturgia con i cappellani e i diaconi che prestano servizio al “Lorusso e Cutugno”.

Ma anche per gli agenti penitenziari, gli operatori carcerari e i volontari a cui l’arcivescovo ha riservato parole di gratitudine per l’impegno svolto con “spirito di sacrificio in un ambiente difficile sia per la carenza di strutture che per l’umanità sofferente che vi abita”.

A loro Nosiglia ha rivolto un invito: “Cercate di scorgere nel volto dei detenuti quello di Gesù, Signore e nostro fratello”. E ai reclusi: “Coraggio, tutti sbagliamo, è nella natura umana: perseverare nell’errore è diabolico: vivete questo tempo della pena come occasione di riscatto e di cambiamento: Dio è misericordioso, ci perdona tutti, ascolta la voce del nostro cuore più che quella delle nostre labbra”.

Nosiglia, che ha assicurato il ricordo nella preghiera per tutti i detenuti e per i familiari che soffrono per i loro errori, ha promesso che anche da arcivescovo emerito tornerà in carcere perché “ho sempre considerato i penitenziari della nostra città come parrocchie della nostra Chiesa”.

Al termine il saluto alla nuova direttrice della casa circondariale, Cosima Buccoliero, che ha alle spalle la direzione del carcere modello di Bollate e del Beccaria di Milano, e che ha preso servizio da tre mesi a Torino, in uno dei penitenziari con 1.400 reclusi più affollati della Penisola.