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di Marina Lomunno

La Voce e il Tempo, 30 settembre 2022

Dopo un’estate tragica per le carceri italiane (Torino compresa) in cui - a due terzi dell’anno in corso - è già stato superato con 59 casi il totale dei suicidi del 2021, presentiamo una buona notizia sul fronte della formazione e dell’avviamento al lavoro dei detenuti, unica chance per il reinserimento nella società nel dopo-pena.

Lunedì 26 settembre, presso la Casa circondariale “Lorusso e Cutugno” alla presenza, tra gli altri di Bruno Mellano, garante regionale delle Persone private della libertà, si è tenuta una visita guidata a cura di Arianna Balma Tivola, responsabile dell’Area trattamentale dell’Istituto, per presentare la preziosa donazione di 12 pc rigenerati a cura del Lions Club Rivoli Host e della Fondazione Luigi Rossi.

I computer, come è stato constatato durante la visita, sono stati messi a disposizione dei detenuti per aumentare le postazioni dedicate alla videochiamate verso i familiari, attività gestita dal personale di Polizia Penitenziaria coadiuvato da alcuni ristretti tirocinanti, selezionati e formati dall’azienda Cisco Italia e retribuiti grazie ad alle borse lavoro erogate dall’Ufficio Pio e dalla Fondazione Musy. “La pandemia” ha spiegato Arianna Balma durante la visita nella sezione dove si svolgono i colloqui anche in presenza “poiché non erano più possibili gli incontri con i famigliari abbiamo dovuto implementare le videochiamate su Whatsapp e Skype con tutti i problemi tecnici e organizzativi che questo comporta in carcere: limitazioni dell’accesso alla rete per questioni di sicurezza, numeri elevati di richieste (il carcere di Torino è tra i più sovraffollati e problematici della Penisola con 1.440 reclusi per una capienza di 1.060 persone, ndr) tenendo conto che i detenuti hanno diritto a 6 ore di colloqui mensili”.

E così si sono allestite le sale con 20 pc dove i ristretti, prenotando il proprio turno, possono accedere alle videochiamate il martedì e il giovedì dalle 9 alle 17: “I detenuti fanno richiesta” ha spiegato Giovanni Simone, l’agente penitenziario referente del Servizio informatico dell’Istituto coadiuvato da Gabriele e Gianni, reclusi che frequentano il tirocinio organizzato da Cisco Italia e assistono i compagni per il collegamento dei video-colloqui con i parenti “e noi li mettiamo nelle condizioni di parlare con i famigliari. Sono spesso momenti molto delicati, soprattutto quando ci sono padri o madri che attraverso il video incontrano i figli piccoli o i genitori anziani, o ricevono notizie di malattie o decessi… Il nostro, sia quello degli agenti che dei detenuti che collaborano con me, oltre che un accompagnamento tecnico è anche un supporto psicologico per allentare le tensioni e le sofferenze provocate dalla distanza dagli affetti”.

La possibilità di aumentare le postazioni per le videochiamate, come è stato sottolineato - poiché la popolazione carceraria in Italia (55 mila detenuti) per il 36% è straniera e anche quando i colloqui sono possibili in presenza chi ha famiglia a migliaia di chilometri non può usufruirne - favorisce anche i ristretti stranieri o italiani che hanno congiunti lontani che, tramite pc possono mettersi in contatto con loro.

Per tutti questi motivi - anche se nel mare delle problematiche carcerarie del nostro Paese l’incremento delle possibilità di contatti dei ristretti con i famigliari è una goccia - la donazione dei pc dismessi dalle aziende e rigenerati dai detenuti - ha evidenziato Lorenzo Lento, insegnante del Cisco che tiene i corsi di informativa per i reclusi - è un esempio di come l’economia circolare faccia del bene anche in carcere. Le aziende che hanno pc inutilizzati con 5 o 6 anni di vita o in fine leasing possono mettersi in contatto con la fondazione Luigi Rossi che si occupa della raccolta dei pc dimessi inviando una mail a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. - tel. 327.9499915.