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di Massimiliano Nerozzi

Corriere di Torino, 25 ottobre 2024

Oggi pomeriggio al palagiustizia un convegno (e un volume) della Camera penale Vittorio Chiusano. “Prevenire è punire”, ripetono alla Camera penale Vittorio Chiusano: è il titolo di un volume - sull’applicazione delle misure di prevenzione in Piemonte - e l’argomento, oggi (dalle 14 alle 19) nella maxi aula 4 del palagiustizia, di una tavola rotonda con avvocati, magistrati e docenti universitari su, appunto “Le misure di prevenzione tra Costituzione e diritto convenzionale europeo”. Ed è nel corso dell’incontro che verranno presentate statistiche, considerazioni e decisioni dei giudici raccolte nello studio curato dalla Commissione Misure di prevenzione della Camera penale.

Commissione coordinata dall’avvocato Cosimo Palumbo e composta dai colleghi Silvia Alvares, Marco Longo, Luciano Paciello, Davide Richetta, Christian Rossi e Alessio Tartaglini. “Le misure di prevenzione patrimoniale sono in continuo aumento nel distretto di Torino - spiega Richetta - così come in tutta Italia. Il fatto di chiamarle misure antimafia è uno schermo comunicativo, perché la maggior parte delle volte vengono applicate a chi con la mafia non c’entra assolutamente nulla. Sono un metodo che prende sempre più piede perché per la Procura è molto meno faticoso del processo penale, dove bisogna provare effettivamente le responsabilità dell’imputato”.

Di più, secondo il legale: “È molto più comodo affidarsi alle presunzioni, alla rilevanza di labili indizi, che caratterizzano il procedimento di prevenzione per sottrarre ingenti patrimoni”. Ovvero: “Dalla cultura della prova alla cultura del sospetto”. Dopodiché, le misure di prevenzione sono strumento insostituibile contro la criminalità organizzata: “Ma vengono usate per la maggior parte nei confronti dei criminali comuni; e possono essere strumento contro la mafia se usate in maniera seria, accertando davvero fatti e responsabilità, non ricorrendo a presunzioni, illazioni e ipotesi”.