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La Stampa, 23 dicembre 2020

 

Caro direttore, in una situazione già complicata si intrecciano gli effetti della pandemia dietro le sbarre: regole di distanziamento impossibili da rispettare, pur volendo, a causa di celle sature e docce comuni; contagi che aumentano e la difficoltà di tracciamento che si evidenzia giorno dopo giorno all'esterno, figurarsi qui dentro. Ricordiamo che l'epidemia ha richiesto l'applicazione di misure particolarmente stringenti anche sulla popolazione detenuta allo scopo di contenere i contagi. Purtroppo non sono servite così come servono a ben poco gli articoli inseriti nel "decreto ristori".

Aumentano i contagi, aumenta l'angoscia, s'incrementa la rabbia e la sfiducia. Siamo come un malato a cui il proprio medico nega le cure. Il medico dovrebbe essere lo Stato? Lo stesso Stato che ha approvato un decreto legge che crea diseguaglianza rispetto al diritto di tutela della salute. Principi cardine della Costituzione messi in secondo piano da questi decreti: Coloro che sono condannati con il 4bis; al 41 bis; con una pena superiore ai 18 mesi non sono a rischio? Hanno meno diritti di altri anche di fronte all'emergenza sanitaria?

Facciamo presente che qui a Torino solo 16 stanze sono state dichiarate ammissibili, rientrano cioè nei "requisiti" che richiede il decreto legge, a fronte di 1300-1400 detenuti. Il sovraffollamento non si riduce. I contagi galoppano. Il "decreto ristori" non basta. Non ci basta. C'è, inoltre, il nostro diritto all'affettività che risente moltissimo di un secondo lockdown, pur essendo una tutela anche per i nostri cari, un blocco di colloqui e permessi grava sui nostri stati d'animo e su quelli dei nostri affetti. Questo sacrificio non era previsto nelle nostre sentenze, almeno in un momento di straordinaria emergenza ci aspettiamo di più.

Ci aspettiamo civiltà. Chiediamo che vengano prese in esame misure meno afflittive estese a tutta la popolazione detenuta. Ampliamento della libertà anticipata-amnistia-indulto. Sosteniamo i nostri compagni che stanno protestando pacificamente. Sosteniamo la proposta di aumentare la libertà anticipata con effetto retroattivo a quando venne sospesa (2015) e per tutti i detenuti. L'emergenza e i rischi a essa connessi non ti chiedono se hai o non hai il 4bis. A tutti quelli che credono ancora che esista per tutti il diritto ad avere diritti chiediamo di aderire al nostro appello.

 

Seguono 446 firme di detenuti