di Marina Lomunno
La Voce e il Tempo, 27 marzo 2021
"Felicità e solitudine, libertà e regole": cosa significano per chi è libero e per chi è dietro le sbarre? Cento classi delle scuole superiori di Torino e della città metropolitana hanno partecipato (con quasi 2.500 i collegamenti) alla diretta streaming dal Teatro Agnelli di Torino nella mattinata del 22 marzo, ad un dialogo teatrale sui temi del rapporto tra individuo e società che toccano profondamente, non solo le nuove generazioni in questo momento di isolamento forzato dovuto alla pandemia, ma tutti noi, a maggior ragione chi sconta una pena in carcere, "Game over - Le regole del gioco" il titolo dello spettacolo realizzato con il sostegno della Compagnia di San Paolo, prodotto da Teatro e Società, in collaborazione con l'Associazione "Sulleregole" e il Fondo Alberto e Angelica Musy in concomitanza con il nono anniversario dell'omicidio di Alberto Musy, avvenuto a Torino il 21 marzo 2012.
Alla piece, a cui hanno partecipato anche gli studenti dell'Istituto Grassi di Torino (nella foto sopra) che hanno seguito il laboratorio formativo sui temi dell'educazione civica, è intervenuta la vedova dell'avvocato Musy, Angelica, che in memoria del marito ha promosso un Fondo per sostienere in particolare le persone che nel periodo detentivo scelgono di iscriversi al Polo Universitario per studenti reclusi, offrendo loro borse lavoro per aiutarli a reinserirsi una volta "fuori" , riducendo la reiterazione dei reati.
"È importante" ha sottolineato Angelica Musy durante lo spettacolo - condotto dagli attori-autori Elisabetta Baro e Franco Carapelle con interventi del rapper Alp King, Moni Ovadia e Neri Marcorè - "che tutti nella vita, anche chi sbaglia abbiano un'altra chance: per questo chi, come recita la nostra Costituzione, ha l'opportunità di scontare il tempo della pena con percorsi rieducativi non commetterà più crimini: nel nostro Paese la recidiva è al 68% perché in carcere non c'è l'opportunità di cambiare. Ecco il contributo che vuole offrire il nostro Fondo.
E dopo tre anni di repliche dello spettacolo "Game over, per un nuovo inizio" con cui abbiamo raggiunto 4 mila giovani, vogliamo rinnovare il prezioso lavoro con cui abbiamo portato il carcere oltre le sbarre, parlando di seconde opportunità ai giovani studenti e per spazzare via i pregiudizi sul mondo penitenziario". Tra gli intervenuti, don Luigi Ciotti, fondatore del Gruppo Abele e di Libera, richiamando alla realtà della galera, ha invitato i giovani a considerare la felicità "incompatibile e con l'egoismo e l'individualismo ma come ricerca della propria strada nella vita".
E poi il magistrato Gherardo Colombo, promotore dell'associazione "Sulleregole" che ha avvisato gli studenti che non c'è libertà "senza le regole necessarie per la convivenza civile" e quanto la scuola con l'insegnamento dell'educazione civica possa essere decisiva per la formazione delle nuove generazioni alla legalità.
Conclude Franco Carapelle: "Dopo 28 anni di attività teatrale in carcere e 30 nelle scuole superiori credo sia fondamentale che gli studenti riflettano sui temi dell'isolamento e della solitudine a partire dalla condizione di chi ha perso la libertà perché ha infranto le regole, magari pensando di trovare una felicità effimera: una condizione che può riguardare tutti perché gli Istituti di pena, anche se spesso ai margini delle nostre città, ci riguardano, sono un pezzo della nostra società. E, nella misura in cui i detenuti si sentono 'inclusi' e non discriminati, hanno possibilità di tornare alla vera libertà nel rispett o di chi ci è accanto, strada verso la felicità".











