sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Massimiliano Nerozzi


Corriere di Torino, 27 dicembre 2019

 

Giudici e pm: "Ragioniamo su parametri uniformi" per convalide degli arresti e direttissime. Da qualche mese, un gruppo di magistrati di palazzo di giustizia - pubblici ministeri, giudici del dibattimento e della sezione Gip - hanno dato vita a un "gruppo di lavoro" per discutere e confrontarsi sulle modalità delle convalide degli arresti in flagranza, sulle direttissime e su tutti quei problemi che assediano la prima linea della giustizia penale.

Al 30 novembre - i dati di dicembre sono in via di elaborazione - sono state fatte 1.432 direttissime; e 1.823 convalide davanti al gip. In confronto al 2014, cioè cinque anni fa, significa un'impennata, rispettivamente del 25,5 e del 23,3 per cento. Basta questo dato per capire quanto la situazione sia delicata.

Da qualche mese, un gruppo di magistrati di palazzo di giustizia - pubblici ministeri, giudici del dibattimento e della sezione gip - hanno dato vita a un "gruppo di lavoro" per discutere e confrontarsi sulle modalità delle convalide degli arresti in flagranza, sulle direttissime e su tutti quei problemi che assediano la prima linea della giustizia penale.

Vista l'assenza recidiva di un indirizzo legislativo, figurarsi di credibili riforme, chi si occupa del settore tenta insomma di migliorare la situazione. Ormai delicata, da anni, come testimoniato dai numeri dell'ufficio arresti della Procura: al 30 novembre - i dati di dicembre sono in via di elaborazione - sono state fatte 1.432 direttissime; e 1.823 convalide davanti al gip. Confronto a cinque anni fa (2014), significa un'impennata, rispettivamente del 25,5 e del 23,3 per cento.

Va da sé, è un trend già di per sé complicato da gestire, e che sempre più lo sarà. "Vogliamo cercare di fare un ragionamento collettivo - spiega uno dei magistrati che partecipa al gruppo - per identificare parametri comuni con cui lavorare". L'obiettivo è anche quello di "una riflessione sulle esigenze reali di sicurezza, sugli strumenti e sulle difficoltà, esaminando i punti di vista di chi gestisce la giustizia e chi deve invece garantire la sicurezza, come le forze di polizia".

Per questo, l'intenzione del "gruppo di lavoro" sarebbe, in un futuro, di allargare il confronto con i rappresentati della polizia giudiziaria e gli avvocati: "Perché questo è un tema che riguarda tutti".

Del resto, in caso di arresti in flagranza, obbligatori o facoltativi, può capitare di tutto. Qualche giorno fa, per esempio, erano finiti in manette due stranieri, bloccati mentre cercavano di sfondare la porta di un appartamento. Dunque, arrestati con l'accusa di tentato furto. Solo che, in sede di convalida, e direttissima, si erano difesi dicendo che erano due senzatetto, che quella casa non era abituata da un anno, e che loro cercavano solo un posto dove poter dormire.

Fosse così, l'episodio sarebbe una tentata violazione di domicilio, che non consente l'arresto, come invece il tentato furto in appartamento. E al giudice tocca decidere, senza quegli elementi che sarebbero potuti essere acquisiti facilmente: chiedendo ai vicini, o rintracciando l'amministratore.

Succede anche di ritrovare in direttissima persone con problemi psichici, per reati come il danneggiamento o la resistenza: così rischiano di finiscono in carcere per settimane, in attesa della perizia. Un problema ancora più grave tra gli stranieri, privi di qualsiasi cartella clinica. Ragionare s su questi casi non significa "tutti fuori", ma solo fare meglio il proprio lavoro.