Corriere di Torino, 17 novembre 2020
Protesta dei familiari dei detenuti al Lorusso e Cutugno. Dalle celle, stoviglie contro le sbarre. Circa un centinaio di persone, per lo più i parenti dei detenuti, si sono dati appuntamento ieri pomeriggio davanti al carcere "Lorusso e Cutugno" di Torino, nel quartiere Vallette, per protestare contro la sospensione, per l'emergenza Covid, dei colloqui. Mogli, mariti, figli e genitori: con loro anche qualche militante dei centri sociali.
È il terzo presidio organizzato in pochi giorni. I parenti hanno spiegato la situazione, rivendicato l'importanza di vedere i propri cari e che, visto i controlli fatti, non ci sarebbe rischio di contagio portato dall'esterno. Hanno sottolineato come invece dentro il carcere ci sia un problema di sovraffollamento e che servono misure alternative alla detenzione. La manifestazione è stata salutata dai detenuti che hanno battuto con le stoviglie sulle sbarre delle celle, facendo un rumore che è arrivato fino al presidio.
L'emergenza sanitaria da coronavirus è ora sotto controllo negli istituti di pena di Torino ma durante la prima ondata del Covid-19 in Piemonte da più parti era stato sollevato il caso della trasmissione del virus all'interno dei penitenziari. I primi contagi furono denunciati a maggio. Poi Torino e il Piemonte si erano guadagnati sul campo il triste primato della diffusione del virus con 110 positività riscontrate nei 13 istituti della regione quando in tutta Italia i contagiati nelle celle erano 300. Un terzo dunque.
La condizione molto pericolosa e rischiosa all'interno degli istituti di detenzione era stata denunciata a gran voce dal garante regionale per le persone detenute Bruno Mellano nel corso di un intervento al Consiglio regionale. "Sarebbe davvero ingiustificato lasciare da sola l'amministrazione penitenziaria a gestire con grande difficoltà momenti di crisi, di sovraffollamento, di pandemia, di violenze tra detenuti e tra agenti e detenuti" aveva dichiarato Mellano. E invece è proprio in questi luoghi chiusi e spesso ai margini della società che l'occhio delle istituzioni deve essere più acuto.
Perché anche in luoghi come il carcere ci sono vite in gioco. Un appello sostenuto e rilanciato dai Radicali e da +Europa che ha fatto breccia nelle iniziative delle istituzioni. Risultato: i numeri del contagio nelle case circondariali piemontesi sono tornati sotto controllo. Resta però il problema degli incontri con i familiari. Oltre il rischio della trasmissione del virus c'è l'esigenza di non isolare ulteriormente i detenuti dagli affetti e dal mondo esterno. Da qui la protesta di ieri.











