di Elisa Cassissa
La Stampa, 8 luglio 2019
L'opera di Yuri Ancarani debutta a Rivoli: fa parte della trilogia "Le radici della violenza". Bambini perquisiti, sottoposti a controlli di sicurezza per entrare e uscire dal carcere quando vanno a trovare i genitori dietro le sbarre. Un luogo di costrizione capace di trasformarsi con l'immaginazione infantile in una fortezza fatta di torri e inferiate e di tramutarsi, nei disegni, in un castello abitato da re e regine, padri e madri.
Yuri Ancarani descrive nella sua opera filmica "San Vittore" il mondo carcerario visto dai bimbi di 7, 8 anni. L'opera è parte della trilogia "Le radici della violenza", presentata per la prima volta a Rivoli da domani fino al 10 novembre. È infatti un'estate all'insegna dell'arte contemporanea quella che s'inaugura al museo del Castello oggi alle 19, per poi aprire ufficialmente al pubblico domani.
Quattro nuove mostre si uniscono a quella in corso di Hito Steyerl "La città dalle finestre rotte", prorogata fino al 1 settembre, tutte visitabili con un solo biglietto. Un mix di arti che va dalla pittura alla scultura, dall'installazione alla video arte. Se da una parte Ancarani invita a riflettere sulle condizioni vissute dai figli dei reclusi, dall'altra si sofferma sullo scopo di tutelare i rapporti con i propri cari. Con "San Siro" e"San Giorgio" completa la sua indagine. In "San Siro", l'omonimo stadio di Milano, il divertimento è monitorato da un pull di tecnici che agisce come un'anima invisibile per sorvegliare l'energia e le tensioni che si sprigionano durante un evento; in "San Giorgio", invece, il controllo passa dal rigoroso protocollo seguito dalle banche per la distruzione di dati sensibili.
Il sapere umano che supervisiona e cerca di contenere la vitalità della natura fa parte anche del nuovo percorso espositivo "Aria fiori sale", con le opere recentemente acquisite dal Castello: 16 lavori per osservare la forza generatrice, spontanea e autonoma, della natura. Gilberto Zorio mette in primo piano la creazione di paesaggi di sale che l'acqua di mare è in grado di comporre. Ingela Ihrman riprende nella sua scultura le forme del panace gigante, una pianta ornamentale, bella ma velenosa, che rappresenta una minaccia naturale per la biodiversità.
L'esposizione "D'après Leonardo" celebra i 500 anni dalla morte di Leonardo con due capolavori, "Madonna col Bambino" (1516) di Marco d'Oggiorno, suo allievo e "Senza titolo (La Gioconda)" (1992) di Gino De Dominicis, a dimostrazione di come ancora oggi gli artisti contemporanei siano influenzati dall'iconografia di da Vinci.
Infine c'è "Commissions", progetto voluto dalla direttrice del museo Carolyn Christov-Bakargie: 20 artisti omaggiano l'attività legatoria di Francesco Federico Cerruti e la sua collezione con opere commissionate dal Castello. Nel video "Il dolore degli altri" di Nalini Malani le tavole "Los Caprichos" di Goya, della collezione Cerruti, sono sovrapposte con le immagini del pestaggio che ha portato alla morte di un giovane indiano perché definito "fuori casta": un grido di denuncia di una società in cui violenza e soprusi sembrano ripetersi senza fine nonostante il passare dei secoli.










