di Ilaria Cucchi
La Stampa, 22 luglio 2020
Dopo Ferrara anche a Torino si procede per torture commesse dagli uomini dello Stato in danno di detenuti in loro custodia. Fatti odiosi come connivenze e coperture che pare ci siano state a Torino. Sono addolorata ma pienamente convinta che tutto ciò faccia bene alle Istituzioni, contribuendo a renderle migliori difendendo i pubblici ufficiali onesti e fedeli al loro compito, distinguendoli da chi invece macchia la divisa che porta.
Se penso che c'è chi ha il coraggio di invocare l'abolizione di questo reato, non posso non pensare a malafede propagandista ed ignorante. Qui, invece, lo Stato c'è. È presente e ci infonde fiducia. Tutti possono sbagliare. Anche chi porta la divisa. Ma è fondamentale che chi sbagli paghi e che la legge sia uguale per tutti. Sembrano parole semplici, ma sono tutt'altro che scontate.
La presenza dello Stato toglie dall'isolamento le famiglie delle vittime di abusi e violenze. Le solleva dall'onere di farsi carico delle richieste di verità e giustizia. Dall'esporre in pubblico il proprio dolore delle tragedie che spesso si trovano a vivere, in una lotta impari contro il malevolo pregiudizio. Chi non ce la fa soccombe sommerso dalla mistificazione ignorante e violenta della propaganda politica strumentalizzatrice che nega qualsiasi dignità al proprio caro, nel millantato buon nome "delle istituzioni" che nulla debbono avere a che fare con questi atti criminali.
Chi ci riesce, come me, appare fortunata. Ma non è consapevole del prezzo che andrà a pagare. Se ha la fortuna di imbattersi in fior di magistrati capaci ed onesti, pur dopo anni ed anni di battaglie impari, diventa, suo malgrado, oggetto dell'attenzione invidiosa e violenta degli haters. Continua il cammino faticosissimo dei processi per la morte del proprio caro mentre viene fatta oggetto di ogni genere di insulti e minacce dai quali non riesce a proteggere sé stessa e la famiglia. Si imbatte in magistrati che quegli insulti spesso giustificano e legittimano. Ma deve reggere.
Continuare ad andare avanti senza potersi permettere di inciampare. Tutti - anche chi meno te lo aspetti - sono pronti a gettarti la croce addosso in nome del rispetto di quei sacrosanti diritti di garanzia la cui violazione ha però ucciso tuo fratello. Tuo figlio. Tutti pronti a difendere l'esercizio del potere, non certo gestito al meglio. Siamo soli. E l'inchiesta di Torino è una speranza per tutti noi.










