di Giacomo Galeazzi
interris.it, 2 maggio 2025
In concorso gli scritti dei detenuti: l’iniziativa promossa a Torino per ricordare don Domenico Ricca, sacerdote salesiano e storico cappellano del carcere minorile Ferrante Aporti. Un concorso letterario per celebrare la memoria di don Domenico Ricca, noto come Meco, che ha dedicato la sua vita alla cura degli ultimi e alla promozione del terzo settore. Il Forum del Terzo Settore ha quale obiettivo principale “la valorizzazione delle attività e delle esperienze che le cittadine e i cittadini autonomamente organizzati attuano sul territorio”. Ciò per “migliorare la qualità della vita delle comunità, attraverso percorsi, anche innovativi, basati su equità, giustizia sociale, sussidiarietà e sviluppo sostenibile”.
Spiegano i volontari: “Rappresentiamo e promuoviamo il terzo settore del Piemonte a governance democratica, valorizzandone e potenziandone l’azione sul territorio. Rappresentiamo la voce di 41 organizzazioni di secondo e terzo livello o che operano negli ambiti del volontariato, dell’associazionismo di promozione sociale, della cooperazione sociale, della solidarietà internazionale della mutualità volontaria, della finanza e del consumo etico”. Ha raccolto oltre 800 proposte, tra poesie, racconti e saggi brevi, la prima edizione del premio letterario “Meco” promosso per ricordare don Domenico Ricca, sacerdote salesiano storico cappellano del carcere minorile Ferrante Aporti scomparso nel marzo dello scorso anno.
Voci dal carcere - “Sono arrivati da tutta Italia e da persone di ogni età, nate dal 1938 al 2012”, spiegano dal Forum Terzo Settore del Piemonte che ha promosso il concorso con i Salesiani di Piemonte e Valle d’Aosta. In collaborazione col settimanale diocesano La Voce e Il Tempo e il patrocinio della Città e del Consiglio regionale. Fra i partecipanti anche i detenuti della casa circondariale di Biella che hanno frequentato un corso di scrittura creativa e hanno pensato di mettere in pratica quanto appreso partecipando al Premio. Elaborati sono stati inviati anche da un gruppo di giovani reclusi al Ferrante Aporti, ai quali è riservata una sezione del concorso.
La premiazione sarà il 16 maggio al Salone del Libro quando sarà anche presentata una raccolta dei migliori elaborati. E il ricavato delle vendite sarà devoluto alla Comunità Harambée di Casale Monferrato, che accoglie e sostiene minori fragili e dove don Domenico era di casa. In tema di giustizia minorile, inoltre, nell’ambito della seconda edizione del ciclo di conferenze sui temi del carcere curato dall’Opera Barolo con La Voce e Il Tempo, il 6 giugno ci sarà l’incontro “Carcere minorile e decreto Caivano. Punire o rieducare? Le nuove misure tra inasprimento delle pene e crisi dei percorsi riabilitativi”.
Secondo i dati di Antigone sulle carceri nel 2025 già 16mila detenuti in più. Molte strutture penitenziarie che “non garantiscono la disponibilità di servizi minimi come acqua e riscaldamenti”. Una situazione complessiva che “richiede provvedimenti immediati”. Una condizione “drammatica”. È il giudizio espresso dall’Osservatorio di Antigone sul carcere di Vigevano (Pavia), dopo una visita.
Sos carcere - “Erano presenti 365 detenuti a fronte di 242 posti regolamentari, con un sovraffollamento del 150% - viene sottolineato nel dossier realizzato dall’associazione -. Di questi 179 stranieri e 80 donne, di cui alcune nell’unico circuito di Alta sicurezza del nord Italia. La forte presenza di stranieri incide sulle difficoltà trattamentali, perché non inseribili nei percorsi. Non sono presenti mediatori culturali e non è possibile rinnovare il permesso di soggiorno all’interno dell’istituto. Nella giornata di pioggia molte parti della struttura erano infiltrate e pioveva dentro, sia nelle aree comuni che nelle zone delle lavorazioni, oltre che in ogni parte degli edifici che avevano un contatto con il tetto”.
Antigone segnale anche la mancanza di “acqua calda nel reparto femminile. In un reparto ex art. 32 tutte le finestre del corridoio erano rotte e tutti i blindi chiusi, compresa lo spioncino. Una cella era stata rotta, allagata e parzialmente bruciata. Un detenuto aveva subito due Tso nei giorni precedenti, senza arrivare a una diagnosi. Una detenuta stava svolgendo la chemioterapia in cella, con difficoltà motorie e assenza di piantone o aiuti”. “Nonostante gli sforzi di attivare attività nell’istituto - si legge ancora nel dossier -, compresa la recente apertura di Bee4 (una cooperativa sociale che impiega oltre 20 persone detenute), permane una scarsa presenza del volontariato, che svolge funzioni fondamentali nella vita quotidiana delle persone detenute”.
La storia di Renato Del Din, giovane ufficiale degli alpini divenuto partigiano, viene ripercorsa da due voci attraverso fotografie, lettere, scritti e filmati d’archivio in uno spettacolo teatrale, ‘Il fuoco ci prenda’, la cui prima si è tenuta il 25 aprile al Teatro Candoni di Tolmezzo, cittadina morì il sottotenente medaglia d’oro al valor militare, nell’aprile 1944 guidando l’assalto di un gruppo di patrioti della Brigata Osoppo contro la caserma della milizia. Lo spettacolo della compagnia bolognese Solve Coagula, che vede in scena gli attori Francesca Lepiane e Marco Strocchi, con la regia del giornalista e scrittore Alessandro Carlini, è realizzato dalla Nuova Pro Loco di Tolmezzo.
Con il contributo del Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia. Il patrocinio della Città di Tolmezzo. La collaborazione dell’Associazione Partigiani Osoppo-Friuli e della Sezione Anpi di Tolmezzo “R. Marchetti”. La scelta della data non è casuale: proprio nella notte tra il 24 e il 25 aprile di 81 anni fa ci fu lo scontro tra i partigiani osovani e le truppe del presidio nazifascista che segnò profondamente la storia del capoluogo carnico e la memoria locale. Nello spettacolo l’azione e il pensiero di Renato si alternano in un crescendo di ricordi, emozioni e scelte, con la guerra che fa sentire la sua presenza costante su di lui e la sua famiglia. Si instaura un dialogo capace di portare nel presente, al qui e ora, mentre la storia personale passa attraverso la lotta aperta ai nazifascisti in Friuli.
Il sottotenente, aiutato dalla sorella Paola Del Din - anche lei medaglia d’oro al valor militare e patriota 101enne della Osoppo di recente citata da re Carlo III nello storico discorso al Parlamento italiano per il suo servizio reso come agente dello Special Operations Executive britannico nella Seconda guerra mondiale - si oppone a loro in ogni modo possibile. Con l’idea che: “È rischioso, ma va fatto ora”. Le stesse parole nello spettacolo ispirano le donne di Tolmezzo quando sfidano come nell’Antigone le autorità per organizzare il funerale solenne di Renato, dopo aver procurato per lui tutto quello che serviva, dai vestiti a una tomba, senza sapere chi fosse.
“Nell’ottantesimo anniversario della Liberazione vogliamo ricordare con questo evento il sacrificio di Renato Del Din per la libertà e lo straordinario coraggio delle nostre donne in quello che viene citato come un grande episodio di Resistenza civile e femminile”, ha detto il sindaco di Tolmezzo, Roberto Vicentini. Lo spettacolo, tratto dal libro ‘Se il fuoco ci desidera’ (Utet) di Carlini, si ispira a una poesia del protagonista, breve quanto la sua vita: “Se il fuoco ci desidera il fuoco ci prenda”.
“Ridurre il tema della violenza sessuale o dei femminicidi a questione di nazionalità non tiene conto della complessità di un fenomeno dalle radici antiche. Chiamare in causa presunte provenienze etniche come base di comportamenti criminali significa andare alla ricerca di capri espiatori e nemici. Le statistiche aiutano a decostruire i pregiudizi”, afferma Patrizio Gonnella, presidente di Antigone. “I detenuti stranieri - aggiunge Gonnnella sono in calo rispetto a quindici anni fa, sia in termini relativi che assoluti. Oggi sono circa il 31% del totale della popolazione detenuta contro il 37% di qualche anno addietro.
E se guardiamo agli stranieri regolarmente presenti nel territorio i tassi di detenzione sono addirittura più bassi rispetto agli italiani. Una ragionata politica di regolarizzazione di molti immigrati contribuirebbe a creare una società sicura. Gli stranieri sono tendenzialmente condannati per reati meno gravi rispetto agli autoctoni ma non per questo diremmo mai che gli italiani sono tutti tendenzialmente potenziali criminali.
I femminicidi commessi da stranieri sono risultati in calo tra il 2023 e il 2024. Secondo i dati Eures sarebbero diminuiti nei primi 11 mesi del 2024 da 23 a 16. Gli stranieri costituiscono il 18% del totale degli autori di femminicidi. 16 donne sono state uccise da stranieri, su un totale di 87 donne uccise in famiglia”.











