di Silvia Bacci
rainews.it, 23 maggio 2025
Uno strumento di consapevolezza e reinserimento sociale. Il Lorusso e Cotugno rimane una delle carceri più complesse da gestire, tra sovraffollamento e carenza di personale. L’ombra dell’ultimo suicidio e la speranza di nuove possibilità. Proprio per dare risposte ad un isolamento sociale che priva le persone di un’identità, il teatro in carcere diventa uno strumento di consapevolezza di sé e degli altri, di crescita personale, di opportunità. Una storia di dolore e riscatto in “84 pagine”, lo spettacolo che i detenuti mettono in scena in questi giorni. Una lettera di richiesta di perdono scritta in un mese di cella da un giovane detenuto ai figli della donna uccisa. Una missiva del 1919 riemerse dall’archivio del Museo Lombroso dell’Università di Torino, trasposta nell’oggi e occasione di riflessione.
37 i detenuti coinvolti, nell’ambito del progetto “Per Aspera Ad Astra” supportato da ACRI e dalla Fondazione Compagnia di San Paolo, realizzato da Teatro e Società con la collaborazione del Teatro Stabile di Torino-Teatro Nazionale e della Direzione e degli operatori della Casa Circondariale “Lorusso e Cutugno”. Quattro serate aperte al pubblico esterno (tutte sold out). Una condivisione emotiva che contribuisce ad una riflessione profonda sul sistema carcere con quel mandato costituzionale che mira alla rieducazione e che in queste serate si respira.
Attori e scenografia - In scena, insieme al gruppo di detenuti-attori, gli attori Claudio Montagna e Margherita Data-Blin, con l’accompagnamento musicale di Alberto Occhiena e Paolo Morella e la suggestiva scenografia creata da cinque macchine teatrali per riprodurre gli eventi atmosferici: il tuono, la pioggia, la neve, il vento e il mare. Le macchine sono state realizzate dagli studenti del Padiglione B (IPIA Plana - Casa Circondariale di Torino) per ricreare una scena teatrale d’altri tempi, seguendo le indicazioni dei classici manuali di scenotecnica, sotto la guida del responsabile della parte scenotecnica Claudio Cantele per il Teatro Stabile di Torino-Teatro Nazionale e con la collaborazione del Primo Liceo Artistico di Torino e dell’IIS Giulio. Le parole nel contesto carcerario sono diventate anche strumento di formazione e studio per il tirocinio su “teatro e carcere” che ha coinvolto alcuni studenti del Corso di tecniche d’insegnamento dell’italiano per stranieri, sotto la guida di Silvia Sordella, prof.ssa del Dipartimento di Culture, Politica e società dell’Università degli Studi di Torino.











