sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Claudio Laugeri

 

La Stampa, 8 gennaio 2015

 

L'invio di detenuti in ospedale ridotto a un terzo in meno di due anni, la spesa per la sanità in carcere passata da 10 a sei milioni di euro. A parità di servizi. "Ma abbiamo ancora molto lavoro da fare per razionalizzare la spesa" spiega Roberto Testi, direttore del dipartimento Tutela della salute e direttore della Medicina legale della Asl2, che da pochi giorni ricopre anche l'incarico di responsabile sanitario per il "Lorusso e Cutugno". In attesa di un concorso, sostituisce la collega Lucia Casolaro, che aveva gestito la struttura negli ultimi cinque anni con un incarico appena scaduto e non rinnovabile.

Già da tempo, i sindacati della polizia penitenziaria (in particolare l'Osapp) e la stessa Asl2 (diretta da Maurizio Dall'Acqua) avevano sollevato perplessità sul frequente invio di detenuti in ospedale. Sia chiaro, il principio della cura è sacrosanto: per quanto possibile, chi è in carcere ha diritto alle stesse attenzioni di chi sta fuori. E l'infermeria non può avere le attrezzature né gli specialisti di un ospedale.

Nonostante questo, dai 271 (23 in media ogni mese) ricoverati al Maria Vittoria nel 2012, l'ospedale è passato a ospitarne 93 (8 al mese). La cifra dei trasporti dal carcere al pronto soccorso, però, è un po' più alta. "Calcoliamo che almeno l'80 per cento resta in osservazione per 24 ore" spiega Testi. Una precauzione necessaria, quando i problemi segnalati siano potenzialmente gravi. E questo accade sovente: la maggior parte chiede aiuto per dolori al petto oppure all'addome, assai difficili da valutare senza esami radiografici.

"Abbiamo istituito anche un piccolo presidio di emergenza, proprio per valutare al meglio le situazioni ed evitare trasferimenti inutili" spiega ancora Testi. E non solo. Per quanto riguarda i problemi al cuore, i medici del "Lorusso e Cutugno" fanno in infermeria gli elettrocardiogrammi e prelevano gli enzimi cardiaci, che inviano in ospedale per le analisi. In questo modo, è possibile evitare il trasferimento del detenuto, fino al momento della terapia oppure della visita specialistica, decisa dopo aver valutato il quadro clinico.

C'è ancora un problema, però, che nessuno ha risolto. Un anno fa, la direzione del carcere (in accordo con Asl e provveditorato regionale delle strutture penitenziarie) aveva inaugurato il "superwc", studiato per trattare con getti d'acqua ad alta pressione gli escrementi dei detenuti sospettati di aver ingoiato "ovuli" di droga. Un macchinario "gemello" è utilizzato dal Cto. E funziona. Quello del "Lorusso e Cutugno" fa cilecca: pressione dell'acqua troppo bassa. Problema segnalato anche dal sindacato Osapp. "Mi sono informato, ho contattato tecnici, mi sono anche dichiarato disponibile a pagare una pompa ausiliaria. Ho saputo più nulla" dice il direttore generale Dall'Acqua. Addirittura, alcuni mesi fa la direzione del carcere aveva rassicurato il provveditore sul fatto che il "superwc è perfettamente funzionante". Sarà, ma fino a ieri gli agenti di polizia penitenziaria sono stati costretti a fare senza.