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di Massimo Massenzio

Corriere Torino, 4 agosto 2024

“L’ufficio del comandante, l’ufficio del comandante”. Lo ripete trionfante un ragazzo nel filmato che documenta la rivolta nel carcere minorile Ferrante Aporti di Torino. Ha compiuto da poco 18 anni, la scorsa settimana ha vinto il torneo di calciobalilla. Lo stesso che giovedì sera è stato lanciato contro le vetrate del penitenziario. “Abbiamo le chiavi del carcere”, esultano altri giovani detenuti ripresi con uno smartphone che in realtà non potrebbero avere. E poi insulti e grida di vittoria. Nessuno si copre il volto e il video lo pubblicano su Tiktok, per dimostrare la loro forza e l’azione di cui sono stati capaci.

La Procura dei minori, guidata dalla procuratrice capo Emma Avezzù, ha aperto un fascicolo per devastazione e resistenza a pubblico ufficiale. Sono 52 gli ospiti del carcere minorile e praticamente tutti avrebbero preso parte alla sommossa. I leader della rivolta sono 12 e tra di loro ci sono alcuni “giovani adulti” (ragazzi tra i 18 e i 25 anni che scontano la pena nel penitenziario): nel loro caso a procedere sarà la Procura ordinaria. Ma tra i “promotori” non mancano neanche ragazzini. Come il quindicenne, già condannato a 9 anni e 6 mesi di carcere per il lancio della bicicletta dalla balaustra dei Murazzi. Secondo le prime ricostruzioni sarebbe stato uno dei primi a incendiare il materasso della sua cella.

Il Ministero della Giustizia ha fatto sapere che “sono stati trasferiti i giovani adulti responsabili degli atti criminali” e “presi provvedimenti disciplinari nei confronti degli altri soggetti coinvolti. Tutti sono stati denunciati alla competente autorità giudiziaria”. Per il momento sono 3 i detenuti che hanno lasciato Torino e altri 2 verranno trasferiti nella giornata di oggi. I disordini, che hanno provocato danni per centinaia di migliaia di euro, sarebbero scoppiati in seguito all’arresto del fratello di uno dei reclusi che aveva tentato di introdurre nel penitenziario 20 grammi di droga. A far scattare la “scintilla definitiva” sarebbe però stato il mancato funzionamento del telecomando della televisione. “Se le nostre segnalazioni fossero state ascoltate non si sarebbero verificate situazioni come quella del Ferrante Aporti - ha commentato Leo Beneduci, segretario generale sindacato di polizia penitenziaria Osapp. Chiediamo di avvicendare i vertici del Dipartimento per la giustizia minorile”. Vanno avanti anche le indagini sulla rivolta “parallela” al Lorusso e Cutugno. I detenuti potrebbero essere entrati in contatto grazie ai telefoni introdotti illegalmente.