di Simona Lorenzetti
Corriere di Torino, 3 agosto 2024
Tre inchieste sulla sommossa al Ferrante Aporti e i disordini al Lorusso e Cutugno. Saranno tre le inchieste che dovranno far luce sui disordini avvenuti nella notte tra giovedì e venerdì nel carcere minorile Ferrante Aporti e al Lorusso e Cutugno. Nelle prossime ore sulle scrivanie dei magistrati arriveranno le prime relazioni di servizio degli agenti della polizia penitenziaria che al calar della sera si sono trovati ad affrontare la rabbia dei detenuti e la conseguente devastazione di alcune aree degli istituti. Una rivolta, quella al Ferrante Aporti, non certo improvvisata. L’impressione degli inquirenti, infatti, è che la sommossa sia stata ordinata e pianificata, forse con l’intento di orchestrare un’evasione di massa (che è stata sventata). Non solo: il fatto che i disordini si siano verificati in entrambi i penitenziari, e persino nella stessa fascia oraria, fa nascere il sospetto che ci possa essere un filo conduttore e che in qualche modo gli eventi possano essere collegati. In sostanza, che ci fosse un piano comune. Ipotesi che andranno verificate e approfondite nelle prossime settimane. Così come le singole responsabilità dei detenuti che hanno partecipato alla sommossa. E tra i reati che saranno ipotizzati ci sono incendio, violenza e minacce a pubblico ufficiale, resistenza, danneggiamento e lesioni. Insomma, un lungo elenco di capi d’accusa che andrà ad arricchire i curriculum personali dei ragazzini e dei giovani adulti che occupano le celle di corso Unione Sovietica.
In questa ricostruzione investigativa si parte dalla cronaca dettagliata di quanto accaduto al Ferrante Aporti. Dal momento in cui i ragazzi si sono rifiutati di tornare nelle loro stanze - intorno alle 20.30, dalle urla e dal caos che subito dopo si è innescato: sono stati appiccati incendi nelle celle; divelti arredi per ricavarne armi di fortuna; devastati gli uffici, tra cui quello del direttore del carcere e la sala regia che collega le decine e decine di telecamere di sorveglianza. Una devastazione che ha costretto gli agenti, alcuni dei quali brutalmente aggrediti, a battere in ritirata. In breve tempo la situazione è degenerata. Il segnale che il carcere fosse fuori controllo sono state le voci in arabo che gracchiavano dalle ricetrasmettenti della penitenziaria. Alcuni detenuti, poi, sono usciti dall’edificio correndo verso il campo da calcio, ma sono stati bloccati: da qui, molto probabilmente, avrebbero provato ad evadere. In strada, oltre le mura dell’istituto, è stato trovato un mazzo di chiavi. Alcuni video registrati dai cittadini che vivono nei condomini che si affacciano sul Ferrante Aporti restituiscono le immagini di un quartiere blindato, illuminato dai lampeggianti della polizia. Ci sono volute ore per riuscire ad arginare la sommossa, che in diverse fasi sembrava dovesse riprendere vigore.
In pratica, tutti i 52 detenuti vi avrebbero preso parte. La maggior parte sono nordafricani e giovani adulti: hanno un’età compresa tra i 19 e i 25 anni e la legge consente loro di scontare la pena al minorile. Ma non sarebbero stati meno intraprendenti i minori, tra loro anche il quindicenne condannato a 9 anni e 6 mesi di carcere per aver lanciato una bici dalla balaustra dei Murazzi e ferito gravemente Mauro Glorioso. Da qui le due inchieste gemelle, una della Procura minorile e una della Procura ordinaria. Il bilancio finale è stato di 11 agenti feriti (due ricoverati e sei medicati e poi dimessi) e 12 detenuti visitati in ospedale e poi alloggiati nel teatro per la notte. Nel pomeriggio, poi, quando sono rientrati nelle loro celle - dopo un vano tentativo di barricarsi nel locale - sono stati accolti dai compagni con una battitura.
Al Lorusso e Cutugno i primi problemi si sono registrati intorno alle 18, quando c’è stata una rissa tra stranieri e una lama artigianale è stata puntata alla gola di una guardia. “Volevano che aprissi i cancelli della sezione”, ha raccontato l’agente. Più tardi sono stati dati alle fiamme alcuni materassi: sono rimasti lievemente intossicati due ospiti e due guardie. La situazione è rimasta esplosiva fino a notte fonda: per domare la rivolta sono stati chiesti rinforzi al carcere di Ivrea, a quello di Saluzzo e ad altri istituti del Piemonte. Durante la sommossa, molti dei protagonisti erano ubriachi e sono stati anche sfondati alcuni cancelli. I disordini sono avvenuti nel padiglione B, già palcoscenico di disordini nelle scorse settimane. Così come è avvenuto al padiglione C. In entrambi i reparti sono ospitati più di 400 detenuti, ma la capienza del C non dovrebbe superare i 273.









