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epale.ec.europa.eu, 20 ottobre 2026

In Piemonte un percorso formativo per accompagnare i docenti che insegnano per la prima volta negli Istituti penitenziari. Grande partecipazione e una pluralità di sguardi hanno caratterizzato la prima giornata del percorso Fare scuola negli Istituti Penitenziari: contesti, relazioni e pratiche educative, svoltosi il 23 settembre al Liceo Classico “Massimo D’Azeglio” di Torino. L’evento è stato rivolto in particolare ai docenti che affrontano per la prima volta l’esperienza dell’insegnamento in carcere ma ha voluto essere anche occasione di incontro e di confronto con chi opera da tempo nel contesto carcerario e può condividere esperienze e buone pratiche.

Sguardi diversi sulla complessità del carcere - La sessione plenaria coordinata da Antonietta Centolanze dell'USR Piemonte ha intrecciato prospettive istituzionali, sociologiche, pedagogiche e didattiche, componendo progressivamente un quadro della complessità del fare scuola in carcere. Fiorella Palumbo, dirigente Ufficio IV “Istruzione degli adulti e formazione continua” della DGTVET del MIM, ha aperto sapientemente il percorso delineando il quadro normativo nazionale, con uno sguardo alle sfide future dell’istruzione negli istituti penitenziari; Franco Prina, già ordinario di Sociologia giuridica e della devianza presso UniTO e Presidente CNUPP, ha portato lo sguardo sulla realtà delle carceri e sulle persone che le abitano; con i proff. Corrado Cosenza e Annaletizia La Fortuna ci siamo interrogati sul senso dell’insegnare in questo particolare contesto e sulle competenze pedagogiche e didattiche richieste e infine, con Pietro Buffa, già direttore di II.PP. e Provveditore PRAP, abbiamo cercato di comprendere meglio le regole, i vincoli e le relazioni che caratterizzano la scuola in carcere.

Fare rete: l’esperienza piemontese - Di particolare valore la tavola rotonda sui rapporti tra scuola e carcere nel contesto piemontese, con Laura Bergonzi, dirigente dell’Ufficio Ordinamenti U.S.R. Piemonte; Davide Bosso, Presidente CRRS&S Piemonte; Paolo Tazio, Presidente della Rete CPIA Piemonte e Valle d’Aosta; Alessandra Tugnoli, dirigente dell’IIS Soleri-Bertoni di Saluzzo e con Matilde Chareun, già educatrice presso la C.C. “Lorusso e Cutugno” di Torino. Dal confronto è emerso il valore della collaborazione tra istituzioni, scuole e territorio per costruire percorsi educativi efficaci e dare continuità all’esperienza scolastica negli istituti penitenziari. 

Un forte sostegno istituzionale - Particolarmente significativa la partecipazione del Direttore Generale dell’USR Piemonte, Stefano Suraniti, che, ancora una volta, ha voluto testimoniare concretamente la propria attenzione ai docenti che operano presso gli Istituti Penitenziari dove la scuola trova una delle sue più alte espressioni di inclusione garantendo il diritto all’istruzione in un contesto complesso, ma anche creando uno spazio di libertà in cui lo studente detenuto possa tornare a riconoscersi come persona ancora capace di imparare, di cambiare e riprogettare il proprio futuro. Il sostegno costante del Dott. Suraniti alla scuola in carcere rende possibile consolidare percorsi di formazione congiunta e confronto per rafforzare una rete che coinvolge CPIA, percorsi di secondo livello, Amministrazione penitenziaria e territorio

Dalla formazione alla comunità professionale - Nel pomeriggio i lavori di gruppo, condotti da dirigenti e docenti esperti, hanno dato spazio alle esperienze, alle domande e alle difficoltà concrete dei partecipanti, favorendo il confronto tra chi entra per la prima volta in carcere e chi vi insegna da anni. L’evento è stato coordinato da Antonietta Centolanze, Ufficio Ordinamenti dell’USR Piemonte e referente regionale per l’Istruzione degli adulti, accompagnando i diversi contributi lungo un filo comune: offrire ai docenti strumenti per orientarsi e una rete professionale alla quale poter fare riferimento. Una giornata intensa e partecipata, dunque, ma soprattutto l’inizio di un percorso che proseguirà nei prossimi mesi per accompagnare i docenti quando l’esperienza sul campo farà emergere nuove domande e nuovi bisogni. Perché fare scuola in carcere richiede competenze specifiche, ma anche relazioni, confronto e rete: una comunità professionale capace di crescere insieme.