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di Davide Ferrario

Corriere di Torino, 19 aprile 2023

Cosima Buccoliero se ne andrà a fine mese per lasciare il posto non già a un nuovo direttore, ma a una reggente condivisa con Alessandria. Nemmeno un mese fa era uscito il rapporto della commissione della Ue che nel 2022 aveva visitato, insieme ad altri istituti, il Lorusso e Cotugno. Le valutazioni erano state molto dure nei confronti del carcere torinese, e se ne era parlato anche sui giornali. Leggendone, mi era venuto in mente un episodio personale. Era il 2008 e stavamo girando proprio lì “Tutta colpa di Giuda”, un film che, a parte pochi attori professionisti, era interpretato da detenuti e agenti dell’istituto. Stavamo girando una delle scene più strane e importanti: un’”ultima cena” impostata come quella di Leonardo, secondo lo stile insieme realista e sopra le righe di tutto il film. La direttrice di allora venne ad avvertirci che la stessa commissione della UE di cui sopra era in visita e voleva vedere quello che stavamo facendo.

Non ho mai letto le loro conclusioni nel rapporto, ma dalle facce meravigliate che avevano sono abbastanza convinto che siano rimasti favorevolmente colpiti dal fatto che in un carcere italiano fosse in corso un simile esperimento artistico che coinvolgeva detenuti, guardie carcerarie e volontari esterni. Un esperimento che non era nato episodicamente, ma dopo un lavoro di dieci anni all’interno del carcere con la collaborazione di tutti. Quella immagine un po’ folle, ma vera e concreta, appartiene al passato. In questi 15 anni tutto il sistema penitenziario italiano è collassato su sé stesso. Le Vallette, probabilmente, più di tutti gli altri. Da carcere modello, quello in cui si poteva girare un film come “Giuda”, è diventato uno degli istituti più problematici del Paese. Cause e ragioni sono molte e ciascuna degna di discussione, ma la sostanza è che il Lorusso e Cotugno è oggi lo scenario di una guerra quotidiana di tutti contro tutti (non dimentichiamo il tragico fatto dell’omicidio-suicidio di due agenti nel 2013).

La notizia che Cosima Buccoliero, la direttrice, se ne andrà a fine mese per lasciare il posto non già a un nuovo direttore, ma a una reggente condivisa con Alessandria, è la fotografia di una crisi sempre peggiore. Il carcere di Torino è una nave nella tempesta con un comandante a mezzo servizio. La cosa più terribile, e parlo per esperienza, è vedere come in questo modo vengano gettate al vento tante energie e capacità personali e professionali a causa della volontà politica (peraltro condivisa da molta opinione pubblica) di considerare il carcere una semplice discarica sociale. Dove, come mi diceva proprio la direttrice nel 2008, non si fa nemmeno la raccolta differenziata.