sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Roberto Gramola

vocetempo.it, 10 febbraio 2023

Sono trascorsi 10 anni dall’istituzione delle Rems (Residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza) che con le leggi 9/2012 e 81/2014 hanno abolito gli Ospedali psichiatrici giudiziari (Opg). Un seminario, promosso da Bruno Mellano, garante delle persone private della libertà della Regione Piemonte tenutosi nelle scorse settimane a Palazzo Lascaris, ha fatto il punto a partire dalla prima ricerca interdisciplinare a livello nazionale curata dal Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Torino.

Mellano, annunciando che in Piemonte è stata approvata una commissione sulla sanità penitenziaria allargata anche alle Rems, ha ricordato lo scandalo emerso dalle immagini diffuse dalle Tv nazionali sulle condizioni vergogno degli Opg che ha causato la loro chiusura e la nascita delle Rems, 33 in Italia di cui due in Piemonte a San Michele di Bra e a San Maurizio Canavese. Secondo i dati 2021 diffusi da Antigone, nelle Rems (allora 31) erano ricoverate 551 persone di cui 62 donne.

Gli autori della ricerca, Laura Scomparin, ordinario di diritto Penale e Diritto processuale penale e vice rettore dell’Università di Torino, Marco Pelissero, ordinario di Diritto penale e Giovanni Torrente, associato di Filosofia del Diritto, hanno evidenziato che la riforma non è ancora realtà e la strada per la sua applicazione è lunga. Si tratta di una riforma che nasce dalle immagini - ha affermato Laura Scomparin - e non da documenti per cui può essere dichiarata incostituzionale a causa del vuoto legislativo.

La Corte Costituzionale, quindi, suggerisce alle autorità competenti, al Governo e alle autorità decentrate di intervenire per completare la materia. Marco Pelissero ha premesso che tutte le riforme lungimiranti impattano con gli impedimenti di sistema: il sistema sanzionatorio, il sistema sanitario e la sussidiarietà. Ad esempio le liste di attesa delle Rems possono produrre due situazioni perverse: persone che non possono stare nelle Rems e chi rimane libero per mancanza di spazio, investendo la sfera dei diritti della collettività.

Per questo la Corte insiste che occorre aumentare il numero della Rems nelle regioni. C’è poi il problema delle competenze sulle Rems da parte delle regioni e la richiesta delle competenze del Dap (Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria) in quanto organo preposto a collocare i ristretti. Ultimo punto critico riguarda lo statuto giuridico delle persone ricoverate. Giovanni Torrente ha segnalato un aumento significativo di persone provvisoriamente ospitate nelle Rems e un aumento dei tempi di permanenza rispetto agli anni precedenti: segnale di una conflittualità fra sapere giuridico e medico che non riescono a colloquiare.

Il risultato è che prevale la gravità del reato sulla malattia. Del resto il 60% dei malati ospitati nelle Rems non ha progetto personalizzato. Alessandro Albano, capo ufficio studi del garante nazionale delle Persone private della libertà personale, a partire da una panoramica sulle Rems della Penisola, ha evidenziato che occorre mantenere la natura per cui sono state istituite, territorialità delle cure e sistemazione temporanea per le cure stesse non un luogo di soggiorno permanente.

Per Giorgia Zara, docente di Psicologia dell’Ateneo torinese gli individui coinvolti in comportamenti violenti sono prevalentemente sani di mente e i malati di mente non delinquono più del resto della popolazione criminale; inoltre la cura del disturbo e il controllo del comportamento non sono la stessa cosa ma “necessitano un controllo mirato per non cadere nel divario di essere ‘troppo pazzi’ per stare in carcere o troppo criminali per un manicomio civile”.