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di Damiano Aliprandi

Il Dubbio, 15 marzo 2022

Non solo il “Sestante”, ma anche per il reparto “Filtro” del carcere di Torino, il Garante nazionale delle persone private della libertà ha chiesto fin dal 2017 la sua chiusura per le condizioni da “terzo mondo”. Ora si auspica che la ministra Marta Cartabia - dopo che durante l’ultima visita l’ha potuta vedere con i suoi occhi - dia un chiaro impulso per la chiusura del reparto.

“Ho visto un reparto “A” inguardabile per la disumanità, tanto per le condizioni in cui deve operare la polizia penitenziaria quanto per quelle in cui si trovano i detenuti”, ha detto sabato la Guardasigilli al termine della visita. Ma per capire di che cosa si tratta, viene in aiuto il rapporto relativo alla visita effettuata il 2 marzo 2018 presso il carcere di Torino ‘ Lorusso e Cutugno”, finalizzata alla verifica delle condizioni materiali degli ambienti, della vita detentiva delle persone detenute, del rispetto dei diritti umani fondamentali alla dignità e alla salute, nelle Sezioni dell’Articolazione di tutela della salute mentale ‘il Sestante’ e nella sezione ‘Filtro’.

Ricordiamo che la delegazione era composta da Mauro Palma - presidente del Garante nazionale, Emilia Rossi - componente del Collegio del Garante nazionale, Elena Adamoli - componente dell’Unità organizzativa Privazione della libertà e Migranti, Alessandro Albano - responsabile dell’Unità organizzativa Relazioni nazionali e internazionali, Studi Gianni Massaro - componente dell’Unità organizzativa Privazione della libertà in ambito penale. Una visita che era stata preceduta già a maggio 2017, e volta a verificare se abbiano nel frattempo provveduto per risolvere le criticità già segnalate. Nulla da fare.

Creata nel 2012 per affrontare il fenomeno dei body stuffer - Ma che cos’è la sezione “Filtro” del carcere di Torino? Come evidenza il rapporto del Garante, collocata al piano terra, padiglione A, dell’Istituto penitenziario, la Sezione è stata creata nel 2012 per affrontare il fenomeno crescente dei cosiddetti body stuffer. Quest’ultimo è un termine della letteratura medica dove vengono indicati i piccoli trafficanti di droga che temendo di essere scoperti dalle forze dell’ordine nella fase di arresto ingoiano impulsivamente ovuli contenenti sostanze stupefacenti per finalità di occultamento. Vengono distinti dai body packer, i corrieri, dediti al trasporto di grosse quantità di droga. Tale sezione nasce con la dotazione di attrezzatura specifiche (Drug buggy compact o water nautico) per il recupero degli ovuli di sostanza stupefacente di cui si sospetta l’ingestione da parte di persone arrestate per attività di spaccio.

L’idea di fondo era chiaramente quella di realizzare nell’Istituto l’intervento - sostanzialmente di Polizia - che altrimenti avrebbe richiesto un ricovero ospedaliero, avvalendosi dell’assistenza sanitaria garantita dal Presidio per la tutela della salute interno al carcere, gestito dalla Asl T02. L’innovazione è stata accolta con plauso e rilievo mediatico, anche in ragione del fatto che si trattava della prima iniziativa del genere nel panorama penitenziario italiano. Ma è stato un chiaro fallimento. A distanza di anni, infatti, il Garante ha ritenuto che sia necessario il ripensamento dell’esperimento e della soluzione individuata.

Sette stanze di pernottamento con un letto singolo o a castello - La sezione è composta di sette stanze di pernottamento censite come singole ma effettivamente dotate di un letto o in alcuni casi di un letto a castello di due piani e di una ulteriore stanza attrezzata con il ‘ water nautico’ e la strumentazione per l’espulsione e reperimento degli ovuli. Al momento della visita era occupata solo la stanza numero 4, nella quale giacevano per terra appoggiati su alcune coperte due persone, ivi ristrette da due giorni.

Dal rapporto del Garante si apprende che le condizioni materiali della stanza occupata sono risultate del tutto analoghe a quelle delle altre camere, quanto a elementi strutturali e stato di manutenzione: 8 metri quadri di ampiezza, sporcizia diffusa, un letto a castello fissato al pavimento, privo di materassi e di ogni genere di corredo (lenzuola, cuscino, federe), assenza di qualsiasi elemento ordinario di arredo (tavolo, armadietto, sgabello), senza televisore e ogni presidio igienico e, infine, dotata di scarsa luce naturale.

Secondo quanto riferito alla delegazione, alle persone ristrette vengono forniti solo per la notte dei ‘ materassi ginnici’ che sono poi ritirati al mattino. Come riportato alla delegazione dal direttore dell’istituto di allora (da poco si è insediata la direttrice Cosima Buccoliero), la tipologia di materasso individuata risponde all’esigenza di prevenire l’occultamento degli ovuli eventualmente espulsi fuori controllo che, invece, è possibile effettuare nei materassi di materiale spugnoso utilizzati nell’ordinario corredo delle stanze di pernottamento. Tuttavia, lo stesso direttore ha informato che, nella prospettiva di migliorare le condizioni di vita delle persone assegnate alla Sezione, è stato predisposto l’acquisto di un nuovo genere di materassi, forniti di copertura rigida e che quindi non possono essere scavati per occultare gli ovuli. Una volta acquisiti in dotazione, questi potranno essere lasciati sulle brande dei letti a castello per l’intera giornata.

Nella “filtro”, la detenzione è solo restrizione personale e isolamento - Gli ambienti comuni della Sezione sono costituiti esclusivamente da una sala doccia, fredda in quanto provvista di un solo termosifone palesemente troppo piccolo per l’ampiezza della stanza, e di un’area passeggio scoperta e quindi non utilizzabile in caso di intemperie, vuota, angusta, con mura alte che accentuano le già ridotte dimensioni perimetrali. Nella sezione “Filtro”, la detenzione è esclusivamente restrizione personale e isolamento. Non si svolge alcuna attività, non è prevista la socialità tra le persone ristrette. Desta grande perplessità - si legge nel rapporto del Garante - l’utilizzo del personale di Polizia penitenziaria per svolgere l’attività di estrazione degli ovuli dal materiale organico, mansione totalmente estranea alle sue competenze e rischiosa sotto il profilo della salute e della sicurezza dell’operatore, che non ha una formazione specifica in campo sanitario: il macchinario alimentato elettricamente usato per filtrare gli ovuli viene azionato da personale di Polizia, cui peraltro è dato in dotazione un anti- igienico guanto di pelle in luogo di guanti ‘usa e getta’. Dopo le 20 quando non c’è personale addetto o quando il macchinario non funziona o quando il sospetto body stuffer non ha le ‘feci molli’, la persona viene fatta defecare su un water di plastica e il prodotto viene lasciato lì sino al mattino, quando viene preso e inserito in un differente, più rudimentale ulteriore macchinario, azionabile a mano, usato sempre per filtrare gli ovuli. Già in quel rapporto del 2018, il Garante denunciava che le condizioni materiali della Sezione “Filtro” e la qualità della vita detentiva risultano “complessivamente inaccettabili e rischiano di esporre l’Amministrazione a censure anche degli organi di controllo sovranazionali”. Ora, a distanza di anni, c’è una ministra che lo ha potuto vedere di persona. Ed è stata la direttrice stessa a mostrarle la sezione “Filtro” per aprire una seria riflessione.